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Intimamente vicini

6 Feb

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Fin dal primo momento, dal primo pensiero di lei, dalla prima fantasia su di lei, ancora prima del suo vero respiro, dei suoi occhi di fronte ai miei, ho provato ad immaginare come sarebbe stato il NOSTRO stare INSIEME, condividere, crescere, trascorrere, vivere.

I primi istanti di vita hanno trovato una loro scansione automatica, in “Pantarei” tutto scorreva naturalmente secondo dei ritmi legati a quanto di più primitivo esista in noi esseri umani, l’alternarsi di attività-passività, sonno-veglia, giorno-notte. Nel passare delle settimane, le giornate sembravano strutturarsi in qualcosa che sapeva di danza, di ricerca di relazione ed interazione, di scoperta e di stupore continui. Poi, verso i 9 mesi, la definizione degli spazi, quelli miei, quelli suoi, quelli NOSTRI, dettati da nuovi stimoli e vecchie passioni, e verso i 12 mesi della cucciola, l’esigenza di un’organizzazione più strutturata delle giornate, divise tra impegni lavorativi e asileschi, scelte di vita e passioni. Così, siamo passate da una danza fluida e molto naturale, ad un’interazione precisa e caratterizzata da NOI, incastrata in giornate troppo brevi per essere di 24h, notti che portano 5-6 ore di sonno discontinuo, voglia di fare e mancanza di concentrazione.

Ogni diade genitore-figlio, struttura il proprio tempo in modi del tutto personali che rispecchiano il proprio essere e fare. Io come ho strutturato le mie giornate con lei? Quanto spazio dedico, come madre, all’intimità con mia figlia, quella vera, quella fatta di autenticità, apertura e spontaneità? Ho pensato al concetto di Strutturazione del tempo dell’Analisi Transazionale e mi piace proporvelo come spunto di riflessione. Avvertenze: cancellate dalla vostra mente il significato di alcuni termini che verranno di seguito utilizzati, per entrare in un nuovo mondo.

Secondo Eric Berne, noi comuni mortali, abbiamo bisogno di strutturare il nostro tempo per fuggire alla noia (quante volte ci siamo chiesti, guardando il nostro bambino, che cosa possiamo fargli fare per non farlo annoiare?). Tale bisogno si lega alla fame di struttura, ossia alla necessità di crearci delle situazioni in cui possiamo scambiare delle Carezze. Noi possiamo strutturare il nostro tempo in modi diversi, secondo un continuum di “vicinanza-distanza relazionale” e coinvolgimento emotivo, aumentando il livello di esposizione al rischio di essere amati/rifiutati per quello che si è:

  • Isolamento. Nell’isolamento, ci ritiriamo mentalmente dall’altro e il rischio di coinvolgimento emotivo è minimo. Come genitori, abbiamo bisogno di ritirarci in un sano isolamento, in alcuni momenti della giornata e per quanto ci è concesso, per recuperare energie, per riflettere su nostri vissuti, per dedicarci alle nostre passioni. Alcune volte, l’isolamento viene evitato per paura, invece, dei propri processi, delle proprie emozioni; con il timore di contattare sé stessi, il proprio figlio viene “utilizzato” per non toccare le proprie emozioni. Ovviamente, un isolamento eccessivo porta, invece, ad un allontanamento dall’altro,  poco funzionale in ambito di accudimento.
  • Rituali. Il rituale è considerato uno scambio di carezze sicuro e prevedibile, in quanto le persone si comportano reciprocamente sempre nello stesso modo. Un rituale quotidiano è lo scambio di saluti, per esempio con il vicino di casa: “Ciao, come stai?”, “Tutto bene, grazie. Tu?”, “Bene, bene. Arrivederci e buona giornata!”, “Buona giornata anche a te. Ciao!”. Salutare i conoscenti è un modo utile a rifornirsi di carezze, in maniera prevedibile e ripetibile. I rituali servono anche ed iniziare una strutturazione del tempo un po’ più complessa (con gli amici, ci si saluta comunque in maniera prevedibile, si inizia a parlare del meteo, del sole e della pioggia, delle corse e del lavoro, poi si può decidere di introdurre discorsi con una maggiore apertura). Con i figli, soprattutto quando diventano più grandi, è importante non lasciarsi impantanare nei rituali, saltando domande personali e personalizzate circa il loro stato emotivo (Il “Come stai?”, non deve sostituire il “Come ti senti oggi?” o “Come ti senti in relazione a questa situazione o problema?”, oppure il “Come è andata a scuola?” detto in maniera generica non deve sostituire domande che lasciano trasparire un maggiore interesse verso il bambino e i suoi stati emotivi).
  • Passatempi. I passatempi sono una conversazione non ritualizzata, che non ha uno scopo, ma si tratta di “parlare di qualcosa”, tenendo una certa linea di condotta. Non avendo lo scopo di risolvere il problema, si tratta di un parlare sulle cose senza conclusioni, ma con uno scambio di carezze molto utile, con un rischio emotivo basso. Le “chiacchiere”, soprattutto quelle tra mamme, sono spesso il nostro passatempo preferito e come genitore, il confronto ed il conforto che posso trarne è di per sé vantaggioso. Importante non perdersi nelle chiacchiere quando si tratta di affrontare un problema con i propri bambini, poiché il “parlare sulle cose” può non stimolarli a trovare soluzioni ed alternative creative.
  • Attività. Si parla di attività quando si tratta di investire l’energia su fonti esterne come oggetti, idee, pensieri. Noi passiamo gran parte del nostro tempo in attività e traiamo carezze da queste in vari modi (es. complimenti per un lavoro ben fatto, critiche per un errore, vittorie). L’attività, però, se diventa unica fonte di carezze (valgo solo se produco a lavoro) può inaridire, in quanto la sola fiducia nelle proprie capacità non contempla necessariamente il sentirsi persone di valore in sé e per sé. Per questo l’ozio dei bambini è oro prezioso, di contro ad un continuo riempire i loro tempi in cose da fare.
  • Giochi. I giochi sono una serie di transazioni che conducono ad un risultato prevedibile (es. mi lamento fortemente con una persona, sapendo che alla fine otterrò il suo “Poverina!” e l’altro può avere piacere ad ascoltare le mie lamentele, con l’idea che “La salverò io!”). Il concetto di giochi fa riferimento a qualcosa di psicologico e relazionale, non ai giochi dei bambini. Detto questo, costantemente entriamo in dinamiche ripetitive anche con i nostri figli. Essendo un concetto molto complesso, lo lascio come punto da approfondire.
  • Intimità. L’intimità è il modo più rischioso e più vantaggioso di passare il tempo. Include il condividere apertamente emozioni e pensieri in una relazione caratterizzata da fiducia e onestà. Lo scambio di carezze avviene nell’immediato, senza secondi fini, ed è diretto e spontaneo (per esempio dire a mio figlio “Ti voglio bene”, fargli un sorriso, guardarlo con dolcezza, accarezzarlo, stringendolo tra le braccia). Intimità è anche saper chiedere scusa di fronte ad un atteggiamento sbagliato (es. mi sento stanco e urlo con il bambino), mostrare le proprie emozioni anche quelle che possiamo ritenere negative, es. tristezza, rabbia (tenendo sempre conto  di chi abbiamo di fronte). Se penso di essere Ok, sarò maggiormente predisposto a passare il mio tempo in intimità con l’altro, in quanto mi considero degno d’amore e quindi avrò meno paura ad espormi. Ecco che cosa è importante insegnare ai nostri figli, ad essere aperti e spontanei, a cercare carezze in modi diretti e dalle persone che amano, consapevoli di essere sempre e comunque OK perché esseri umani amati ed amabili.

Ognuno di noi avrà una strutturazione del suo tempo diversa. È carino poter fare uno specchietto su questo punto e segnare quante ore passiamo in ognuno di questi modi di strutturazione del tempo (lo possiamo fare in riferimento a più relazioni, es. con il partner). Se il divario tra intimità ed il resto è troppo ampio, non ci rimane che impegnarci a colmare la voragine, ritagliandoci degli spazi per scambiare Carezze incondizionate positive, quelle che fanno tanto bene al cuore e all’autostima dei nostri bambini.

Come sempre, buon lavoro di riflessione a me e a voi 😀

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Una settimana “da febbre”

21 Feb

Piedi, perchè li voglio se ho ali per volareÈ sera e la bambina dorme finalmente. Era proprio stanca, ha saltato il sonnellino pomeridiano.

Ha avuto la febbre tutta la settimana e io mi sento veramente affaticata. Non poter uscire all’aperto, non andare all’asilo, non invitare amichette a casa per la merenda, ci mette a dura prova. Le giornate sembrano interminabili e le attività fatte e proposte sono state infinite.

Seduta sul divano, guardo lo scenario di fronte a me che dovrò sistemare entro cinque minuti prima che mi rilassi troppo e non riesca più ad alzarmi. Ha lasciato il cavalcabile parcheggiato in mezzo alla stanza con la scimmietta che fa capolino dallo sportello rimasto mezzo alzato, il servizio da caffè sparpagliato per il tappeto, il pallottoliere in bilico tra un pezzo di divano e l’altro e la scatola dei tesori inesplorati a metà strada. Se ripenso a che cosa abbiamo fatto insieme oggi, direi che abbiamo giocato con tutto, cioè con tutto tranne che con i giochi che ha lasciato in giro. Quelli li ha presi e poi mollati, sedotti e abbandonati in un batter di ciglia alla prima distrazione in agguato.

In effetti, la Cucciola gioca con tutto ciò che non è giocattolo all’interno della nostra casa. È ormai un dato assodato e noto: preferisce gli oggetti di utilizzo quotidiano. Nel tentativo di riprodurre tutto ciò che vede fare a me o al papà, la sorprendo in comportamenti che mi scimmiottano e che mi mettono davanti allo specchio, senza filtri. Dopo tutto chi, più dei figli, ci mette di fronte a noi stessi, a parte gli psicoterapeuti? (;P)

Nel suo tentativo di imitazione, crea soluzioni di utilizzo delle cose, sempre nuove e a cui io non avrei mai pensato. La sua ottica nel guardare il mondo che la circonda parte da circa 80 cm di altezza e da una sorprendente capacità di sintesi delle mille azioni che vede compiere davanti ai suoi occhi ogni giorno. A pensarci bene, il riciclo creativo sembra una sua prerogativa e non voglio avanzare ipotesi di ereditarietà rispetto a certe inclinazioni. In ogni caso, potrei prendere spunto da lei per diversi articoli casalinghi:

  • la scopa e la paletta, oltre a raccogliere briciole e varie da terra, possono essere usate come bandiere da sventolare per aria, anche senza stare troppo attenti a persone e sopramobili intorno;
  • le pentole, oltre alla loro normale facoltà di aiuto a cucinare il cibo, possono essere portate in bagno e messe dentro la vasca, sia per capirne la profondità, sia perché non si sa mai manchi l’acqua calda e serva far riscaldare quella fredda;
  • il cellulare, sappiamo bene che oltre le chiamate ha una miriade di funzionalità super tecnologiche, quindi la cucciola si diverte a farmi scoprire funzioni che non avrei mai pensato che esistessero, premendo a caso e contemporaneamente tutta una serie di tasti che ancora non ho ben memorizzato per poter arrivare allo stesso risultato. Inoltre le chiamate possono essere effettuate poggiando il cellulare non sull’orecchio, ma dietro l’orecchio;
  • il citofono serve per accogliere le persone che arrivano, quindi oltre ad aprire la porta, serve a salutare tutti i passanti a qualsiasi ora della giornata;
  • il telecomando, serve a cambiare canale, ma può essere usato come telefonino, sempre dietro l’orecchio;
  • il portafoglio della mamma, serve a contenere i soldini e i documenti, ma può diventare una fisarmonica se si aprono tutte le taschine e si levano tutte le tessere che ci sono dentro;
  • la borsetta della mamma, serve a contenere degli oggetti, ma può essere usata come scatola dei tesori, basta rovistarci dentro e tirare fuori tutto quello che si trova perché ogni giorno potrebbe celarsi una nuova sorpresa, come faceva Mary Poppins con i suoi bambini;
  • i libri della mamma, possono essere non solo letti, ma anche usati come block notes. Li prende uno per uno dalla libreria e spesso li autografa sulle pagine già scritte, giusto per non sprecare fogli;
  • la carta igienica, non serve che spieghi il suo comune utilizzo, ma la cucciola sa che può essere usata per misurare la profondità del wc e per testare il buono stato dello scarico (pezzo per pezzo vuole capire che fine fa la carta dentro il water, così qualche giorno fa, si è stufata di andare ad agio e ne ha buttato dentro un rotolo intero; per fortuna non si era del tutto inzuppato e ho potuto tirarlo fuori senza sporcarmi troppo);
  • gli ombrelli, oltre a riparare dalla pioggia, sono delle ottime stampelle da utilizzate non sotto le ascelle, ma ad altezza fronte; uno dei due ombrelli a disposizione è diventato improvvisamente ciccione: un pomeriggio ho sentito uno scricchiolio e poi per terra ho trovato qualcosa che assomigliava al suo pulsante. In poche parole il pulsante è “volato a seguito di un’esplosione” e la molla interna ha fatto allargare le stecche. Ovviamente la regista è stata la cucciola;
  • il divano può essere un buon strumento di riposo, ma può diventare una pista per fare il salto in lungo o una parete di arrampicata. È diventato per lei come il Monte Everest per Messner (si allena a casa prima di andare a fare il corso da zio Luca alla Vertical Park);
  • i cassetti servono a tenere in ordine le cose, ma possono aiutarti a mantenere tonici i muscoli delle braccia a furia di aprirli e chiuderli per parecchie serie; se poi ci sono i vestiti ben piegati da mamma, il lavoro è ancora più faticoso e tonificante, basta toglierli tutti fuori per poi doverli ripiegare;
  • i vestiti, non vanno solo indossati, ma si possono anche appoggiare sotto il mento e pensare di averli indossati “cogito ergo sum”. Si è convertita ai travestimenti, così mette due tre cose tra le spalle e il collo, poi mi guarda e mi dice: “tao”, muovendo la manina a mo’ di principessa;
  • la lavatrice serve a lavare i panni, ma anche come culla: ci mette qualsiasi cosa trovi in giro…l’ultima volta ha tentato di adagiarvi un coccodrillo pieno d’acqua, reduce dal bagnetto con lei;
  • gli asciugamani servono ad asciugare e della serie “non si butta via niente”, possono essere usati per aiutarmi a pulire per terra o per spolverare;
  • l’apparecchio per l’aerosol è certamente uno strumento medico, ma si può usare la mascherina per fare le sfilate in casa, il nuovo “modello Giuditta”;
  • il banchetto-scala per gli armadi, è un aiuto per la mamma che non arriva in alto, ma è anche un cavallo nella stalla (ci sale sopra e inizia a fare il verso del galoppo);
  • il lettone servirebbe per riposarsi, ma si trasforma in tappeto elastico, ci salta sopra, sbatte il poggia testa contro il muro provocando dei rumori che potrebbero sembrare “molesti” ai vicini di casa, si attorciglia al piumone e si nasconde la testa tra i cuscini
  • il suo lettino, oltre alle belle dormite, serve come ring in cui avvengono i combattimenti con i peluche: adora farsi mettere dentro e tirare fuori quello che c’è buttandolo giù dalla sbarra. Quando ho visto che iniziava a tirare fuori anche le lenzuola, ho fatto in modo di farle trovare dentro tutti quei peluche mai considerati perché non di suo interesse se non per scaraventarli lontano dal suo spazio;
  • le scarpe servono per camminare, ma anche come scaccia-pensieri; si è fissata con un paio di scarpe da ginnastica che ha ben tre linguette da far aderire al feltro, quindi anche in casa vuole mettere quelle, credo che le abbia scambiate per delle molle. Adesso ha imparato ad infilarsi le mie scarpe e si muove piano piano come una giapponesina che avanza passetto per passetto;
  • la porta di casa non serve solo a delimitare un confine e a fare entrare-uscire le persone, perché può diventare un tamburo sonoro; da quando ha osservato la sua amica Sà, sbattere il passeggino del bambolotto sulla porta, ha scoperto che si produce un suono alquanto fastidioso per gli adulti, quindi tenta di riprodurlo per rivedere quella mimica contrariata sul nostro viso. Ha inventato una variante al gioco, a parte il passeggino, ora usa anche il cavalcabile.

Insomma, forse le ditte di giocattoli, in casa nostra, non farebbero grandi affari se lasciassi l’economia domestica in mano alla bimba. Qualcosa la ricaverebbero solo per merito di quel mio famoso bisogno infantile di comprare giochi.

La cucciola certamente non ha bisogno di tanto per giocare, ogni oggetto è stimolo, è esperienza, è vita per lei.  Lascio che esplori l’ambiente, che assapori la libertà di usare le cose con immaginazione, seguendo la sua logica fantasiosa che a noi adulti non è dato conoscere nei particolari.

E mentre lei si diverte a vivere, io vivo divertendomi con lei (e mentre rileggo per correggere quello che ho scritto, mi accorgo che questa settimana di febbre tanto faticosa è già alle spalle ;D ).

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