Archivio | Personalmente RSS feed for this section

Una vita piena…di rosa

26 Gen

potere rosa

Ho un sonno che mi porta via, ma un accenno di ispirazione ce l’ho! Ormai sono giorni, direi un paio d’anni (lo dico sempre, lo so!) che il tempo scorre senza tregua e solo la sera mi accorgo che la giornata è già finita. Posso solo ringraziare di avere una vita PIENA,  piena di impegni mondani delle merendate della cucciola, piena di manicaretti da preparare e di piatti da lavare, piena di amiche (mie e sue), piena di cose fatte e molte altre da fare, di liste della spesa perse dentro la borsa da Mary Poppins, di desideri, di obiettivi e tante speranze per il futuro.

Intanto questo presente sembra offrirci veramente un sacco di cose nuove.

La cucciola ormai si è data all’arte! I nostri copridivano bianchi (non li abbiamo scelti ovviamente, ma ci sono capitati), sono diventati un capolavoro di arte contemporanea, un’esplosione di colori tra penna rossa e pennarelli multicolor. Abbiamo sperimentato la digito pittura, ma alla fine mi sono ritrovata a rullare i rotoli della carta igienica da sola, mentre lei piangeva perché si era sporcata le mani e voleva assolutamente lavarsele. Ieri mattina all’asilo ci è stato detto, dalle maestre, che si accorgono se i bambini vengono sollecitati all’esplorazione dei materiali o se vengono tenuti incelofanati. Maestre, giuro che la cucciola viene costantemente esortata a “sporcarsi”, ma lei, con la sua personalità in formazione e dai tratti-base evidenti, non ne vuole sapere! Fu così che pensai agli acquerelli…quelli si, che hanno avuto un successone!!! Il miscuglio di acqua e colore da spalmare sul foglio è esaltante per la cucciola e la cosa che secondo me la entusiasma ancora di più è che non si deve sporcare le mani! Ha così dato il via ad una collezione degna di qualsiasi galleria d’arte. Ha preparato anche un disegno-dedica “lungo lungo” per la nuova amichetta arrivata appena due giorni fa e quando un’artista prepara qualcosa da regalare, significa che si sente sicuro del proprio estro e delle proprie consolidate competenze.

La cucciola inizia a ricordare i sogni. Questa notte ha pianto, durante il sonno, inconsolatamente fino a che non è finita a dormire in orizzontale nel lettone, con la sua testa sulla mia (non chiedetemi perché ho il mal di collo) e i piedi in faccia al papà. Una notte formidabile per noi. Dice di aver sognato la sua amichetta “Sala” che urlava, presumibilmente per i giochi e lei, come al solito, è terrorizzata dai toni alti. È stato comunque triste per me vederla piangere anche solo per un sogno.

La cucciola ha capito che cosa sono le botte e ne rimane stupita: guarda sconvolta chi le dà, ma alle volte non si risparmia dall’usare le maniere forti se lo ritiene opportuno. Le ho spiegato che le botte non si danno a nessuno e lei sembra essere d’accordo. Giorni fa, mi racconta che la sua amica “Isa” ha dato una botta all’altra amica “Ici” che si è messa a piangere, così è intervenuta mamma “Lallula”. Io incoraggio la sua empatia dicendole che Isa non doveva dare la botta ad Ici, ma che doveva parlarne. Lei mi dice tutta interessata “Si, si mamma” e poi aggiunge, molto seriamente: “Io dato botte Vola”. Ma come??? Figlia mia, poco prima dicevi che non si danno le botte ed ora stai confessando che meni una tua amichetta dell’asilo?! Ricostruendo i fatti dai pochi indizi, sembra che “Vola” dia le botte agli altri bimbi e lei interviene in difesa, menando a sua volta. Ecco, ti prego…tirati fuori dagli impicci figlia mia, non ti daranno la medaglia da giustiziera della notte!!!

La cucciola ha scoperto i colori (tornando all’estro artistico), li riconosce, li nomina e ha le sue chiare preferenze: il rosa in tutte le sue forme e sfumature. È così che la mia vita si è riempita di rosa, non solo perché stanno nascendo un sacco di femminucce intorno a noi, ma perché la piccola ha deciso di dedicarsi al monocolore, tranne per le sue opere d’arte. Tutto rosa ormai: i piatti, le posate, il bicchiere, i vestiti, le mutande, le scarpe, il gelato, le caramelle, le palline, le formine, il vestito di Carnevale (ormai per tutti i pomeriggi)…della serie “potere rosa vieni a me!!!”. Non è servito a niente scongiurare questo pericolo vestendola di bianco e giallo alla nascita, scegliendo i suoi mobili di bianco e beige, i suoi gusti alquanto netti si manifestano con tutta la forza possibile, soprattutto al momento della scelta dei vestiti prima di andare a scuola.

E la mia vita è piena di lei, dei suoi due anni, dei suoi capricci, delle sue scelte, delle nostre guerre, dei nostri tira e molla, del mio lavoro e della sua vita al nido, del papà e i suoi viaggi, dei saluti la mattina e dei ritorni il pomeriggio, di tanta stanchezza irreversibile e di tanto AMORE da alimentare.

Dedicato a: Adriana ed Elisa 😀

La memoria del Natale

17 Dic

Cuore di Natale

Solleticata dal tema del Blogstorming di Genitori Crescono “Tra memoria e tradizione”, decido di dare spazio a qualche pensiero che da giorni affolla la mia mente.

Si avvicina il Natale, direi che siamo quasi arrivati, lo si vede dalle vetrine addobbate a festa a partire dal 1 Novembre, subito dopo aver fatto sparire tutte le zucche di Halloween, dalle illuminazioni stile Las Vegas per le vie della città, dalle code sul Raccordo Anulare, dai continui ritardi agli appuntamenti per il traffico esagerato, dal blocco delle macchine e le targhe alterne, dagli scioperi di lunedì, dai negozi super-affollati, dai parcheggi selvaggiamente occupati, dalla gente che non prende la macchina per 350 giorni all’anno e ricomincia a guidare per i 15 giorni delle festività natalizie (fare più controlli no, eh?), dall’impazienza per l’arrivo delle vacanze, dall’isteria generale per la corsa ai regali, dai carrelli colmi di roba da mangiare come se stesse per arrivare la terza guerra mondiale, dai bambini diventati improvvisamente angioletti, dai ricatti “se non ti comporti bene, Babbo Natale non ti porta il regalo” oppure “Se fai questa cosa X, avrai il regalo Y che desideri” (mi chiedo perché ci si ostini a dire tutto questo ai bambini, se poi la verità è che, comunque vadano le cose, Babbo Natale arriva; non conviene non iniziare nemmeno tutta questa messa in scena?).

In verità, tutto ciò non ha niente a che vedere con il vero Natale, con il suo significato umile e ricco. Non voglio essere ipocrita, non disdegno parte del consumismo, poiché io adoro fare i regali e colgo l’occasione per dimostrare alle persone a cui voglio bene che penso a loro anche nella lontananza, però la “corsa ai panettoni” mi sembra esagerata, direi ansiogena, insieme al binomio dovere-piacere sempre presente quando ci si muove in materia di “tradizioni”.

Per me si tratta di un periodo magico, nella memoria di me-bambina e nel presente di lei-bambina. Un salto nel passato e mi ritrovo la mattina di Natale a correre per casa per raggiungere l’albero di Natale e poi il letto dei miei genitori per fargli gli auguri, per poi controllare anche il regalo dei miei fratelli per vedere se il tutto era stato fatto in regola (ahimè ho sempre avuto uno spiccato senso della giustizia, soprattutto quando si trattava di combattere per avere di più dalla mia parte;D). La casa era inondata di un profumo tutto suo, come se prendesse vita in un chiacchiericcio di gente che andava e veniva. La corsa per infilare i vestiti nuovi, comprati giustappunto per l’occasione, gli infiniti auguri con tutti gli abitanti del paese, il pranzo a casa di mia zia con tutti i cugini, il dopo abbuffata in casa nel tentativo di digerire il pranzo stuzzicando un altro paio di noci o datteri, il nuovo giro-nuova corsa a fare gli auguri ai parenti più anziani, la stanchezza della sera, la gioia di una giornata carica di affetti, quelli veri, quelli che fanno tanto bene al cuore. Questa è la memoria del mio Natale da bambina, ricco di magia e desideri, di aspettative e fioretti, di preghiere e pensieri altruistici verso chi aveva meno, di gioia per lo stare tutti insieme appassionatamente.

Non cambierei niente di quella memoria e di quelle tradizioni che mi hanno fatto da culla per tanto tempo, ma ciò che per me è Natale ora, non lo è mai stato prima. Con l’arrivo della cucciola, tutto ha preso nuova forma, i più semplici gesti hanno acquistato valore e le feste sono veramente Feste. Così il Natale, quello vissuto nel cuore, sentito dentro, è tornato con tutta la sua magia per regalare a lei una storia che sarà poi tradizione familiare, in un incrocio di usi e costumi tra il vecchio e il nuovo, tra la nostra famiglia e quella dei nostri genitori, tra il paese e la città, tra il vuoto ed il pieno, tra il dovere e la sostanza.

Anche questo Natale andremo nella mia adorata terra, non riusciamo a resistere al suo richiamo, siamo bisognosi di sentirci in una grande famiglia che coccoli la nostra piccola famiglia cellulare, vogliamo che nostra figlia passi un giorno così speciale con i suoi nonni, i suoi zii e cuginetti, dopotutto è stata lei a chiederlo (Peppa Pig ha colpito ancora con la sua puntata del Natale dai nonni). Che posto hanno la memoria e le tradizioni nell’educazione di mia figlia? Direi centrale, credo imprescindibile, perchè sono parte di noi, della nostra storia e della storia che consegniamo a lei, rivisitata ed integrata con quello in cui crediamo oggi.

Certo, qualcosa della tradizione è cambiata, le famiglie si sono allargate, le usanze si sono modificate, le disponibilità sono diverse e le idee si sono evolute. Della tradizione porto certamente con me la memoria, il Natale in famiglia, la Messa la mattina, il pranzo  succulento, i regali sentiti, gli auguri affettuosi e l’allegria dei bambini nello scartare i doni; lascio invece gli obblighi, i vestiti nuovi comprati per l’occasione, il panettone con i canditi, i festoni dell’albero, la frutta secca dopo il pranzo, la cruda verità che Babbo Natale non esiste, le palline rotte dalla cucciola, la città, l’esagerazione e i ricatti morali.

Buon Natale a tutti!!!

Questo post partecipa al blogstorming

Parolina magica: “imperfezione”

17 Nov

1471219_426587280796642_659528361_n

Ultimamente ho bisogno di ricordarmelo spesso: sono un essere umano, della categoria “mamme” e per definizione sono un essere imperfetto. Tutto questo implica che io non abbia il dono dell’ubiquità, che non sappia fare 15 cose contemporaneamente (potrei arrivare al max a 5, senza rifiniture di sorta), che mi senta stanca e spossata al calar della sera, che mi prenda ogni accidente che circola tra i bambini (“Virus e batteri venite a me!”), che dimentichi spesso le cose da fare nonostante me le vada a rileggere sul foglio volante scritto cinque minuti prima, che perda spesso il foglio volante di cui sopra, che faccia la spesa a metà uscendo con il carrello pieno di roba che non compare nella lista, che mi sfugga una data di compleanno a cui tengo tanto perché in realtà non so mai che giorno è oggi, che la casa si sia trasformata in una zona di deposito aeroportuale pronta per il decollo, che alle volte il mio pasto si riduca agli avanzi di mia figlia perché ormai mi è passata la voglia di preparare grosse leccornie da leccarsi i baffi come un tempo fu, che il mio corpo non sia più quello di prima e il ventre piatto di un tempo abbia lasciato spazio a cassetti di gelatina. Insomma, una madre terribilmente imperfetta.

È inutile negarlo, questa cosa mi rode parecchio e non è vero che mi sono completamente rassegnata ai miei continui errori e distrazioni, nonché ai ritardi e ai cambi di programma. Li vivo proprio male, pur adattandomi forzatamente a questa nuova vita parallela. Non nego poi che in quanto essere umano tendo sempre al miglioramento di me stessa, tendo a quell’infinito che so di non poter mai raggiungere, ma a cui tanto aspiro per tenermi in cammino.

Vorrei proprio capire perché va tanto di moda la “madre imperfetta”, perché abbiamo così tanto bisogno di ricordarci che il mestiere dei genitori è qualcosa di completamente incerto ed, in quanto tale, non del tutto rassicurante. Mi spiego meglio, che non ci siano formule magiche nell’accudimento dei figli è un dato di fatto, ma perché siamo portati a metterlo in evidenza? Anche la Medicina non è una scienza esatta eppure non ce lo diciamo troppo spesso.

In ambiente “genitorialità”, tutto sembra essere il contrario di tutto e sicuramente il contrario della matematica, nessuna certezza di percorso. Se 2+2=4, non è detto che facendo A con un figlio esca per forza B, potrebbe uscire una combinazione equivalente all’alfabeto completo. Poveri noi! 50 anni fa, a nessuna madre saltava in mente di parlare di imperfezione materna: una buona madre era colei che stava a casa, che accudiva i figli mandandoli a scuola puliti, ordinati e rendendoli fortemente adattati alle regole sociali, attraverso metodi condivisi (in genere si trattava di due sganassoni)… non c’era da sbagliare, bastava attenersi a alcuni assiomi basilari (una mia amica ricorda un vecchio proverbio “Mazza panella fanno ‘e figlie bell; panella senza mazza fanno ‘e figlie pazze”). Se la famiglia era reputata una “Famiglia per bene” e il figlio risultava uno scapestrato, la colpa era delle cattive compagnie, non dei genitori…Beati loro! Non beati per i loro metodi educativi, che assolutamente non condivido, figlia di un tempo storico ben diverso, ma beati perché avevano una guida, l’illusione di una certezza anche se certezza non era nemmeno allora.

Adesso la colpa è sempre la nostra, la responsabilità di ogni miliardesimo percorso possibile dei nostri figli è dovuto ad un nostro comportamento “Y” che si combina con la sua “X” personalità. Che macigno è questo??? È dura da sopportare l’idea che qualsiasi cosa facciamo non abbiamo la certezza assoluta di un buon risultato! Ecco però che una parolina magica può aiutarci ad alleggerire il fardello, eccola che si insinua nei nostri dialoghi mammeschi, quando cerchiamo di rassicurarci a vicenda sui nostri comportamenti umani, esce come alibi davanti ad un interrogazione inquisitoria dei nostri stessi sensi di colpa: “Imperfezione”.

Se a me brucia tanto, mi chiedo che cosa significhi per le altre mamme vivere costantemente con il ricordo che qualsiasi cosa tu faccia, dovrai rassegnarti all’idea che non sarà mai abbastanza per i tuoi figli perché l’errore è sempre in agguato.

A ben riflettere, mi viene in mente che diversa dalla rassegnazione, è l’accettazione di sé stesse, con i propri limiti, errori, risorse e punti di forza. Rassegnarsi all’idea di essere una madre imperfetta non significa accettarsi, mentre accettarsi significa accogliere le proprie imperfezioni, coccolarle, prendersene cura. Se così stanno le cose, devo ammettere che ho ancora un bel po’ di strada da fare: che io abbia dei limiti è cosa risaputa ai miei stessi neuroni, ma che per me siano dei limiti tutti accettabili allo stesso modo, no. Posso sopportare l’idea di avere in giro per casa di tutto e di più, ma non sopporto l’idea di arrivare tardi come ormai d’abitudine; posso lasciar correre un compleanno saltato, ma non l’ennesima dimenticanza; posso accettare di dover scrivere la lista delle cose da fare, ma non di perderla in un nanosecondo. Due sono le cose: o riprendo la mia psicoterapia oppure non mi resta che ripetere tutte le mattine un nuovo mantra: “sono felice di essere una madre imperfetta, sono felice di essere una madre imperfetta, sono felice di essere…ehmmmm! Ohmmmmm!”.

Voi vi siete rassegnate o avete accettato l’idea della “madre imperfetta”? Che cosa sopportate delle vostre imperfezioni e che cosa vi fa “partire l’embolo”?

Una mamma tra lavoro e famiglia

3 Nov

Leamiche di Freya

Guardo il mio blog e mi rendo conto che non pubblico da più di un mese. Ahimè!!!

Ultimamente la mia vita è piena come un uovo, il lavoro mi impegna tanto e la cucciola chiede sempre più attenzioni. Abbiamo iniziato una nuova avventura insieme: io lavoro quasi a tempo pieno e lei fa orario completo al suo asilo nido. Abbiamo affrontato il momento dell’inserimento in parallelo e la fase di ambientamento è stata particolarmente impegnativa per la piccola. Se inizialmente non ha versato nemmeno una lacrima, appena si è resa conto che la separazione è una cosa seria, ha tentato in ogni modo di manifestare la sua rabbia, facendo notevoli passi indietro a ripristinare la vecchia sicurezza. Ho dovuto fare da scudo, tollerare le sue sfuriate apparentemente senza motivo, i capricci ad ogni occasione possibile, il pianto facile e i continui “Mia Mamma!!!” contro i suoi amichetti, per paura che qualcuno le porti via un “pezzo di sè”. Adesso sembra vada leggermente meglio e mi viene in mente qualche vecchio libro studiato alla scuola di Specializzazione, in cui lessi che i bambini e, di riflesso i genitori, passano delle fasi alternate tra crisi e serenità, momenti in cui ti sembra di vivere un idillio a momenti in cui ti viene da dire “Non lo/a riconosco più!”, momenti in cui dici è il bambino più bello del mondo a momenti in cui pensi che stia diventando proprio antipatico/a (pur non mettendo in discussione l’AMORE incondizionato).

Mi sono ritrovata così a sentirmi maggiormente soddisfatta nel mio lavoro, riprendendo quello che per me è uno spazio vitale, ma con un prezzo che inizialmente mi sembrava veramente troppo alto. Poi il confronto con il papà, con le amiche mamme, con le maestre, mi ha aiutata a prendere coraggio e a dirmi “vedrai che tutto si risolve”… il lavoro di squadra paga sempre.

Ad oggi continuo però a riflettere su quanto sia difficile conciliare lavoro e famiglia, certo non impossibile. È che il nostro essere donne ci espone automaticamente a grandi dilemmi esistenziali.

Un tempo ero convinta di avere la grande colpa o sfortuna di essere donna perché notavo quanti vantaggi avessero i maschietti coetanei (es. potevano tornare più tardi a casa, all’università venivano coinvolti maggiormente dai professori, nel mondo del lavoro sono sempre stati più agevolati, in casa tendono ad essere meno impegnati). Affacciandomi alla vita, la colpa di essere donna si è magicamente trasformata in dono per me e per l’amore più grande che una madre possa avere. Certo, essere donna ti espone a sbalzi ormonali incontrollabili, alla predisposizione a prenderti cura dell’altro anche se nessuno te lo chiede, a pianti improvvisi di fronte a qualsiasi evento ti ricordi che sei un essere vulnerabile.

La paura della mia vulnerabilità di fronte alla follia umana, alle combinazioni di eventi possibili, in alcuni momenti sono per me un dramma. Qualche giorno fa, ho seguito un servizio sulle chiamate al 118 del sabato sera: ragazzi sballati, ubriachi, sanguinanti per risse o per incidenti, ragazzi in preda alla follia del fine settimana. Ho provato un’immensa tenerezza per loro, ho ricordato tutte le volte che da adolescente ho cercato di superare i confini delle regole, di andare oltre a ciò che gli adulti (i genitori) proclamavano con foga, di separarmi dalle figure genitoriali attraverso il RISCHIO. Poi l’intervista di una ragazza. Ha raccontato di essersi fatta una pasticca. Si è sentita male giorni dopo, ha avuto una necrosi del fegato, seguita fortunatamente da un trapianto che ha lasciato strascichi per tutta la sua vita. Non ho retto alle sue parole. Ho avvertito un forte senso di impotenza, chiedendomi se sarò capace di insegnare a mia figlia a tenersi lontana da certi pericoli, perché so per certo che lei proverà ad andare contro i miei consigli, ad opporsi a tante delle cose che le proporrò. Non posso interrompere il corso degli eventi e non posso nemmeno controllare le sue scelte, ma posso provare a fare da esempio, a parlare con lei, ad indicarle strade percorribili e strade alternative, con la speranza che gli errori che farò inevitabilmente, non siano poi così gravi.

Poi di fronte alla paura, mi sorprendo a trovare CORAGGIO, da angoli inattesi, da risorse nascoste, perché quando si tratta di difendere lei, tiro fuori gli artigli per neutralizzare qualsiasi minaccia. Una mamma trova sempre il coraggio, anche se qualche volta non se ne rende conto, il coraggio di portare avanti i propri obiettivi ed incoraggiare quelli dei figli.

La verità è che una mamma porta sul viso il coraggio e la paura delle sue stesse intuizioni, in quelle espressioni di stanchezza dopo una lunga giornata di lavoro, fuori e dentro casa, in quelle espressioni di rassegnazione dopo ore di pazienza per gestire la sua vita e quella della sua famiglia, inestricabilmente unite, in quelle espressioni di tristezza dopo l’ennesima svalutazione subita e in quelle di gioia dopo una carezza ricevuta. E se poi là fuori c’è chi ci chiude la porta in faccia perché chi è madre è presumibilmente più impegnativa nel mondo del lavoro, c’è qualcuna altro che quando lo vai a prendere all’asilo apre le sue braccia e ti corre incontro aspettandosi un fiume di baci e a casa ci apre il cielo con il suo sorriso al varcare della soglia.

Io credo fortemente che la forza di una donna sia anche quella di saper vivere in mezzo alle dicotomie, proprio come l’eterno binomio famiglia-lavoro, pur avendo la certezza che i nostri figli siano la cosa più preziosa al mondo e che il nostro lavoro sia parte integrante del nostro sentirci realizzate come persone, non possiamo fare a meno di sentirci in spesso in conflitto. Diciamocelo pure, in fin dei conti, se non c’è nessun motivo per sentirci in bilico, ce lo troviamo abilmente e se non lavoriamo fuori casa, molto probabilmente, ci sentiremo in dovere di cercare un impiego!

Un piccolo ricordo

15 Set
Mare, vacanze, nostalgia dell'estate, bimbi al mare

Mare, vacanze, nostalgia dell’estate, bimbi al mare

In questo giorno di pioggia e l’imminente arrivo dell’autunno che incombe, non posso fare a meno di ricordare il sole estivo ed il mare, le vacanze ormai finite e gli inserimenti già iniziati. Voglio coccolarmi un po’ guardando le foto di questa estate, lasciandomi trapassare da quelle emozioni e sensazioni così rilassanti.

Ecco per voi un piccolo assaggio.

Io la trovo casualmente incantevole, un po’ tragi-comica, nostalgica ed ancestrale, forse anche un po’ agreste ;D

Devo ammettere che la adoro e la modella non poteva essere più spontanea di così.

Abbiamo passato proprio una bella vacanza, la cucciola si è divertita tanto e noi con lei, nel vederla esplorare un nuovo mondo, avvicinarsi sempre di più alla riva del mare, toccare la sabbia prima sfiorandola per poi usarla per impanarsi come una fettina, scoprire come si usa un rastrello e come si fanno i castelli per distruggerli appena messi su, fare amicizia con altri bimbi e condividere i giochi con qualche “è MIO!” nei vari intervalli della comunicazione.

Sembra passata un’eternità, invece è solo un mese. Da quelle onde che sbattevano sulle Rocce Rosse all’inserimento al nido, da quelle giornate h24 insieme, ai nostri primi sani allontanamenti, quelli che servono a creare e mantenere ognuna il proprio spazio nel mondo, a vivere ognuna il proprio tempo per poi sentirci più felici nel ritrovarci.

Nonostante gli echi nostalgici sono proprio contenta di vivere con lei le stagioni che passano e vederla crescere giorno per giorno con le sue quotidiane conquiste e le mie quotidiane emozioni che si perdono nei suoi sorrisi, nelle sue lacrime e nei suoi continui capricci. Eh si, perché i terribili due anni si sono già affacciati da qualche mese!!! L’autonomia dal pannolino ha portato con sè una pretesa di autonomia su tutti i fronti, per cui me la ritrovo che vaga da sola al parco senza voltarsi a guardare se io sto dietro di lei, che dà confidenza a chiunque le parli di “Peppa Pig & Co”, che sale qualsiasi rampa di scala, che protesta di fronte a qualsiasi decisione io prenda senza consultarla con largo anticipo, che insiste fino a sfinimento se vuole ottenere il gelato prima della cena (proprio come sta facendo adesso), che si sdraia per terra senza curarsi del tipo di superficie e tantomeno del livello di igiene, che apre la porta da sola e chiede di uscire fuori, che conta fino a dieci, che parla una doppia lingua ;).

Io certamente non ero pronta nè al suo controllo sfinterico, nè alle sue continue prese di posizione, ma che ci vogliamo fare, sapevo benissimo che al rientro dalle vacanze sarebbero arrivate nuove crisi e nuovi traguardi.

Parla tu che ascolto io

Webwriter appassionata che sta imparando ad ascoltare

Una mamma green

Un blog per mamme (e non solo) sempre in cerca di se stesse. Un blog per mamme libere dai condizionamenti e in contatto con il proprio istinto autentico

Rem tene, verba sequentur. O anche no?

ci penso dopo. [Il club delle disfunzionali]

VOLEVO FARE LA ROCKSTAR

Disquisizioni di una mamma nel mondo della psicologia

Le avventure di "Alice in Newland".

Disquisizioni di una mamma nel mondo della psicologia

farefuorilamedusa

romanzo a puntate di Ben Apfel-aka-Ivan Baio

Nasce Cresce Rompe

Il blog molto LIFE e poco STYLE di Lara Rigo

michiamoblogjamesblog

la lotta agli occhiali neri è appena cominciata...

Passavo sulla terra leggera

Disquisizioni di una mamma nel mondo della psicologia

Mo te lo spiego a papà

Disquisizioni di una mamma nel mondo della psicologia

Nonsolomamma

Disquisizioni di una mamma nel mondo della psicologia

50 sfumature di mamma

Disquisizioni di una mamma nel mondo della psicologia

handmade, 100% puro...contatto!

cultura ed educazione ad alto contatto

io-psicologa

Disquisizioni di una mamma nel mondo della psicologia

Disquisizioni di una mamma nel mondo della psicologia

Impronta di mamma

Disquisizioni di una mamma nel mondo della psicologia

Le stanze della moda

Disquisizioni di una mamma nel mondo della psicologia

Parola di Laura

Una eco mamma creativa

MammaImperfetta

Una mamma imperfetta