La memoria del Natale

17 Dic

Cuore di Natale

Solleticata dal tema del Blogstorming di Genitori Crescono “Tra memoria e tradizione”, decido di dare spazio a qualche pensiero che da giorni affolla la mia mente.

Si avvicina il Natale, direi che siamo quasi arrivati, lo si vede dalle vetrine addobbate a festa a partire dal 1 Novembre, subito dopo aver fatto sparire tutte le zucche di Halloween, dalle illuminazioni stile Las Vegas per le vie della città, dalle code sul Raccordo Anulare, dai continui ritardi agli appuntamenti per il traffico esagerato, dal blocco delle macchine e le targhe alterne, dagli scioperi di lunedì, dai negozi super-affollati, dai parcheggi selvaggiamente occupati, dalla gente che non prende la macchina per 350 giorni all’anno e ricomincia a guidare per i 15 giorni delle festività natalizie (fare più controlli no, eh?), dall’impazienza per l’arrivo delle vacanze, dall’isteria generale per la corsa ai regali, dai carrelli colmi di roba da mangiare come se stesse per arrivare la terza guerra mondiale, dai bambini diventati improvvisamente angioletti, dai ricatti “se non ti comporti bene, Babbo Natale non ti porta il regalo” oppure “Se fai questa cosa X, avrai il regalo Y che desideri” (mi chiedo perché ci si ostini a dire tutto questo ai bambini, se poi la verità è che, comunque vadano le cose, Babbo Natale arriva; non conviene non iniziare nemmeno tutta questa messa in scena?).

In verità, tutto ciò non ha niente a che vedere con il vero Natale, con il suo significato umile e ricco. Non voglio essere ipocrita, non disdegno parte del consumismo, poiché io adoro fare i regali e colgo l’occasione per dimostrare alle persone a cui voglio bene che penso a loro anche nella lontananza, però la “corsa ai panettoni” mi sembra esagerata, direi ansiogena, insieme al binomio dovere-piacere sempre presente quando ci si muove in materia di “tradizioni”.

Per me si tratta di un periodo magico, nella memoria di me-bambina e nel presente di lei-bambina. Un salto nel passato e mi ritrovo la mattina di Natale a correre per casa per raggiungere l’albero di Natale e poi il letto dei miei genitori per fargli gli auguri, per poi controllare anche il regalo dei miei fratelli per vedere se il tutto era stato fatto in regola (ahimè ho sempre avuto uno spiccato senso della giustizia, soprattutto quando si trattava di combattere per avere di più dalla mia parte;D). La casa era inondata di un profumo tutto suo, come se prendesse vita in un chiacchiericcio di gente che andava e veniva. La corsa per infilare i vestiti nuovi, comprati giustappunto per l’occasione, gli infiniti auguri con tutti gli abitanti del paese, il pranzo a casa di mia zia con tutti i cugini, il dopo abbuffata in casa nel tentativo di digerire il pranzo stuzzicando un altro paio di noci o datteri, il nuovo giro-nuova corsa a fare gli auguri ai parenti più anziani, la stanchezza della sera, la gioia di una giornata carica di affetti, quelli veri, quelli che fanno tanto bene al cuore. Questa è la memoria del mio Natale da bambina, ricco di magia e desideri, di aspettative e fioretti, di preghiere e pensieri altruistici verso chi aveva meno, di gioia per lo stare tutti insieme appassionatamente.

Non cambierei niente di quella memoria e di quelle tradizioni che mi hanno fatto da culla per tanto tempo, ma ciò che per me è Natale ora, non lo è mai stato prima. Con l’arrivo della cucciola, tutto ha preso nuova forma, i più semplici gesti hanno acquistato valore e le feste sono veramente Feste. Così il Natale, quello vissuto nel cuore, sentito dentro, è tornato con tutta la sua magia per regalare a lei una storia che sarà poi tradizione familiare, in un incrocio di usi e costumi tra il vecchio e il nuovo, tra la nostra famiglia e quella dei nostri genitori, tra il paese e la città, tra il vuoto ed il pieno, tra il dovere e la sostanza.

Anche questo Natale andremo nella mia adorata terra, non riusciamo a resistere al suo richiamo, siamo bisognosi di sentirci in una grande famiglia che coccoli la nostra piccola famiglia cellulare, vogliamo che nostra figlia passi un giorno così speciale con i suoi nonni, i suoi zii e cuginetti, dopotutto è stata lei a chiederlo (Peppa Pig ha colpito ancora con la sua puntata del Natale dai nonni). Che posto hanno la memoria e le tradizioni nell’educazione di mia figlia? Direi centrale, credo imprescindibile, perchè sono parte di noi, della nostra storia e della storia che consegniamo a lei, rivisitata ed integrata con quello in cui crediamo oggi.

Certo, qualcosa della tradizione è cambiata, le famiglie si sono allargate, le usanze si sono modificate, le disponibilità sono diverse e le idee si sono evolute. Della tradizione porto certamente con me la memoria, il Natale in famiglia, la Messa la mattina, il pranzo  succulento, i regali sentiti, gli auguri affettuosi e l’allegria dei bambini nello scartare i doni; lascio invece gli obblighi, i vestiti nuovi comprati per l’occasione, il panettone con i canditi, i festoni dell’albero, la frutta secca dopo il pranzo, la cruda verità che Babbo Natale non esiste, le palline rotte dalla cucciola, la città, l’esagerazione e i ricatti morali.

Buon Natale a tutti!!!

Questo post partecipa al blogstorming

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