Stanchezzaaaa, per favore vai viiia…

10 Lug

Rosalinda Sarmentosa

È da qualche giorno che non riesco a scrivere un post che sia degno di essere chiamato tale, ho mille argomenti per la testa eppure non riesco a buttar giù due frasi di fila che abbiano senso compiuto. Il motivo è che le mie cellule cerebrali, con le loro amiche sinapsi, sono andate in vacanza, anche se personalmente continuo a stare in città e a lavorare. Queste ultime settimane sono state davvero faticose e non per un aumento di impegni, semplicemente per una drammatizzazione delle operazioni quotidiane.

Forse perché sta arrivando la fine di un intero “anno scolastico” e, dopo mesi trascorsi ad organizzare un gruppo misto di bambini perennemente carichi di energia, il corpo e la mente urlano “VENDETTA” contro le mie intenzioni.

Forse perché essere impegnata con la mia cucciola 24h su 24 richiede una costante meditazione per non perdere la pazienza quando sale in continuazione sul tavolo dell’asilo, quando sposta le sedie provocando un gran baccano, quando ruba i giochi agli altri bambini e scappa via, quando si mette in piedi su qualsiasi seduta a sua disposizione e non ne vuole sentire di mettersi giù. Ho capito che le piace guardare dall’alto e ne sono ben contenta, come sono contenta di avere la possibilità di vederla crescere con i suoi pari, assaporare le sue conquiste, osservare le dinamiche che tende a creare con il gruppo, rendermi conto delle sue preferenze nelle “amicizie”, partecipare con lei al giro tondo e ai balletti di gruppo, ridere della sua faccia sorpresa quando vede che ballo per i bimbi e credo stia pensando “quanto è buffa mia madre!”.

Forse perché a livello emotivo mi sento felice ed appagata, poi fisicamente e mentalmente, oserei dire che mi sento devastata. Se durante l’inverno le giornate corte sono le giuste alleate, l’allungamento del pomeriggio estivo diventa nemico del mio sistema nervoso perché sembra durare l’infinito. Tutto questo sollecita la mia tendenza a riempire spazi a dismisura, cercando di incastrare mille cose da fare, per poi sentirmene sopraffatta.

Forse perché con il caldo estivo, se pur sia stata graziata dal tempo lunatico, funziono sempre ad intermittenza come una lampadina di Natale, a seconda della corrente, del livello di pressione.

Forse perché sono sette mesi che non metto piede nel mio adorato suolo natio ed il “Richiamo dell’isola” inizia a farsi prepotente nei ricordi dei suoi profumi, dei suoi sapori, dei suoi colori e paesaggi, di quell’aria di CASA di cui sento grande nostalgia perché sono le radici che mi stanno tirando giù in quella direzione.

Forse perché ho tanta voglia di fare una vera giornata di mare come si deve, che non sia fatta di 2 ore di traffico per arrivare su una spiaggia dal colorito ferroso e con un mare il contrario del cristallino, con l’ingresso quasi obbligato in uno stabilimento balneare per avere un minimo di servizi, ma dove dal mio lettino riesco a contare i nei sulla schiena del vicino di ombrellone. L’ultima volta che sono stata in una spiaggia libera sul litorale romano, circa un mese fa, oltre ad essermi ritrovata in mezzo a qualcosa che somigliava ad una discarica, il fiume che moriva nel mare portava con sé un’avvilente colorito verdastro di chissà quale vegetazione muffosa proveniente da scarichi a mio parere non leciti; come avrei potuto farci giocare la cucciola che, in ogni caso, non si è voluta avvicinare nemmeno a toccare l’acqua? A guardarla bene, aveva un punto interrogativo grosso quanto una capanna come a chiedersi “Ma che cos’è questo fluido verdastro che non somiglia all’acqua?”.

Forse perché la città comincia a svuotarsi e i parcheggi vuoti sotto casa, se pur comodissimi, mi ricordano che questo potrebbe essere il periodo giusto per riposarsi e rilassarsi.

Sono consapevole del fatto che rilassamento e relax siano parole usate scollate dal vero significato, quando si va al mare con bambini piccoli. Mi viene alla mente qualche ricordo di spaparanzamento noncurante e spensierato della mia gioventù. Il materiale necessario era veramente essenziale e veloce da mettere in borsa: asciugamano, crema, portafoglio, occhiali da sole e chiavi della macchina (se serviva). Le operazioni richieste erano al limite della catalessia: posare l’asciugamano, spalmare la crema, stendersi al sole, chiacchierare con le amiche, mentre la tintarella si impossessava di noi. Unica preoccupazione, sistemare il costume in modo che i segni fossero ridotti al minimo. Il ritorno a casa era altrettanto semplice: doccia e cambio per l’uscita serale da sfoggio abbronzatura.

Adesso è tutto cambiato, la musica è altra.

La borsa trasformata ormai in valigia deve contenere: asciugamani (x3), crema solare (x3, quindi protezione 50+, 30, 20, 10), acqua (x3), crackers (x5), portafoglio (dovrebbe essere x3, invece è l’unica cosa quasi invariata), giochi per la spiaggia (secchiello, paletta, rastrello, annaffiatoio, passino, formine, palla), piscina (la cucciola non è ancora una sirena, quindi non adora fare il bagno al mare), ciambella, ciabattine, ombrellone, accappatoio. Dopo sole 2-3 ore tocca tornare già a casa per non prendere il momento di punta del sole, non fai in tempo ad apparecchiare intorno all’ombrellone, che devi già ritirare su. L’abbronzatura è ormai zebrata e a pois per la sabbia che la cucciola fa recapitare a lancio. Arrivi a casa e subito il bagnetto, organizzare il pasto e la dormita. Qualcuno lo chiama relax, io lo chiamo affaticamento e così quando mi si chiede “ Andiamo al mare mezza giornata?”, mi vengono dei brividi di freddo come se avessi una febbre da cavallo. Ebbene devo ammettere che la prospettiva è completamente cambiata e se prima adoravo il mare, adesso non vedo l’ora che qualcuno mi chieda: “Andiamo in montagna?”.

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