Tu di che stile genitoriale sei?

17 Giu

Autunno, Estate, Inverno

Qualche giorno fa, all’asilo di mia figlia, si è svolto un incontro per i genitori dal titolo “Stili genitoriali a confronto”. Sono andata al seminario informativo, felice di ripassare nozioni trite e ritrite durante il periodo universitario e curiosa di trovarmi davanti a nuovi interrogativi che emergono sempre e comunque da un confronto costruttivo. Mi aspettavo la solita esposizione della distinzione tra stile autoritario, permissivo ed autorevole, invece mi sono trovata di fronte alla mia tanto amata Analisi Transazionale che da sempre parla di Genitorialità. Mi va di condividere con voi quanto è stato rinverdito nella memoria.

Mi rendo conto che le categorie tendono a divertire gli esseri umani ed anche me, essere imperfetto, quale sono. Mi trovo spesso a cercare di categorizzare le cose che faccio, a forzarmi in un gruppo simbolico di persone che hanno il mio stesso stile educativo. Devo ammettere che utilizzando la classica distinzione, colloco i miei comportamenti in tutti gli stili: in quello permissivo quando mi sento stanca e non ho più forze per portare avanti un divieto, in quello autoritario quando mi sento irritabile ed affaticata ed impongo regole, illudendomi di evitare di affaticarmi ancora di più, in quello autorevole quando mi sento bene con me stessa e con il mondo, quando ho energia per comunicare, spiegare, sostenere, tollerare, aspettare, ridere e scherzare. Se stanno così le cose, ho proprio due piedi in TRE staffe!!!

Invece, gli stili genitoriali possono essere classificati utilizzando delle dimensioni qualitative, quali l’affettività e la normatività, centrali nello svolgimento della funzione genitoriale. In questo modo, possiamo distinguere quattro stili genitoriali:

  1. Affettivo positivo: stimola il figlio ad esprimere e cercare risposta ai propri bisogni, lo aiuta quando è necessario, offre il PERMESSO di riuscire, operare bene, vincere e cambiare se necessario. Dà riconoscimenti e tiene a mente il diritto del figlio ad ottenere carezze, a sentirsi importante, ad evolversi e crescere, a rendersi autonomo, raggiungere obiettivi, il diritto ad essere amati e ad amare. Nella relazione, il genitore utilizza la propria emotività con il figlio, attraverso un linguaggio in prima persona (“Io mi sento in questo spaventato quando so che potresti metterti in pericolo e capisco che hai bisogno di provare a fare nuove cose”), sintonizzandosi a sua volta sull’emotività del figlio, si rende disponibile, gentile, mostra interesse alle cose che il figlio fa e offre appoggio nelle sue scelte. Si confronta da una posizione esistenziale Io sono OK-Tu sei OK.
  2. Affettivo negativo: invita il figlio a fallire nei propri obiettivi e a mantenersi dipendente al genitore, anche se in apparenza sembra che sproni all’autonomia e al riuscire. In realtà parte da una posizione IO non sono Ok-Tu non sei OK, per cui giudica il figlio come debole e inadeguato, incapace di crescere ed imparare, non stimola l’autocontrollo e la determinazione. Usa il “linguaggio del TU” (non dell’IO), parlando da una posizione di superiorità (es. “Tu sei incapace, lo faccio io per te”, “Tu non ci riesci, ci penso io”). Quando parla della propria emotività, lo fa attribuendone la responsabilità all’esterno (“Mi fai sentire triste se non mangi tutto quello che c’è nel piatto”), per cui il bambino si convince che da lui dipenda il sentire del genitore. I comportamenti tipici di questo stile sono soffocanti e morbosi, iperprotettivi.
  3. Critico positivo: dà dimostrazione di come si fa a fare bene le cose, ad ottenere risultati, raggiungere obiettivi e vincere. Sostiene il figlio nella sua crescita, aiutandolo a sentirsi competente, capace, creativo, a capire le conseguenze delle proprie azioni, a trovare sempre alternative, a saper chiedere aiuto al momento del bisogno. Fa presente al figlio quando un comportamento non va ed offre un’alternativa di cambiamento (“Non si strappano le foglie delle piante, piuttosto, puoi aiutarmi ad innaffiarle”).  Si tratta di uno stile che si accompagna ad assertività, alla capacità di dare dei limiti, di ottenere che si portino avanti gli impegni presi, offrendo l’aiuto necessario. La posizione esistenziale è Io sono OK-Tu sei OK.
  4. Critico negativo: deride, biasima, ridicolizza il figlio, lo giudica incapace e pieno di difetti. Usa spesso il confronto con i fratelli, con i compagni (es. “Sei proprio lento a fare i compiti! Hai visto invece tuo fratello? Ha già finito da un pezzo!”). Utilizza le generalizzazioni, quindi frasi assolutistiche del tipo “Tu sei SEMPRE il solito monello!”, “Tu non fai MAI quello che ti dico io”, “OGNI VOLTA mi fai fare le figuracce davanti a tutti!”. Dà etichette, accusa facendo domande da cui non c’è via d’uscita (es. “Chi ha rotto il vaso?”), non stimola a trovare soluzioni. Il genitore è convinto che le proprie emozioni dipendano dagli altri e le utilizza nella relazione con il figlio per ricattare (“Se non smetti di fare i capricci, non ti voglio più”). Usa il senso dell’umorismo in maniera incomprensibile al bambino, ridicolizzandolo o prendendolo in giro (i bambini non capiscono alcune battute degli adulti, vedono solo il comportamento, quindi che si sta ridendo di loro). I comportamenti tipici di questo stile genitoriale riflettono durezza, biasimo verso l’altro, derisione, umiliazione in pubblico (es. urlare contro il bambino davanti a tutti gli amichetti). La posizione esistenziale è chiaramente IO sono OK- Tu NON sei OK.

Sembra chiaro che per essere un genitore sufficientemente buono, il mix ideale comprende in sé un’affettività ed una normatività positive. Ad entrambe le dimensioni sottende un messaggio di fiducia e di amore nei confronti del proprio figlio, accompagnato da un’emotività che il genitore stesso mette a nudo, offrendo anche contenimento, e da una capacità di essere assertivi, tenendosi presenti nella relazione con il bambino, quale punto di riferimento anche nel “saper fare…”.

Queste proposte sono delle categorie in cui possiamo ritrovarci o meno. Il mio obiettivo, come sempre è quello di stimolare la consapevolezza circa il modo attraverso il quale ci muoviamo nella relazione con i nostri figli, con il fine modificare quei comportamenti che ci rendiamo conto essere poco funzionali,  in direzione di una genitorialità connotata positivamente.

Voi in che stile genitoriale vi riconoscete? Che cosa vorreste cambiare?

Riferimenti bibliografici

Crossman P. (1966), Permesso e Protezione, Transactional Analysis Bulletin, 5, 152-154.

Franta H., Atteggiamenti dell’educatore. Teoria e training per la prassi educativa, LAS, Roma, 1988.

Hernst F.H. Jr (1971), L’OK corral: una griglia per andare d’accordo, Transactional Analysis Journal, 1, 231-240.

Mastromarino R., Prendersi cura di sé per prendersi cura dei propri figli, IFREP, Roma, 2000.

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3 Risposte to “Tu di che stile genitoriale sei?”

  1. Starsdancer giugno 30, 2013 a 2:28 pm #

    Bel post, adoro l’analisi transazionale, non sono psicologa ma in passato ho studiato un paio di libri di Berne all’università. Mi riconosco nel tuo stile genitoriale, praticamente mi collocò in tutti gli stili a seconda del mio stato d’animo, anche se quelli negativi li odio proprio 😦

    • unamammapsicoterapeuta giugno 30, 2013 a 5:07 pm #

      Stars, ti ringrazio tanto…beata AT per gli spunti che ci dà. Gli aspetti definiti negativi non sono per natura ben accetti, ma sono umani. Credo sia importante riconoscerli per poterci lavorare su 😀

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  1. Il meglio della settimana #51 | ero Lucy - ottobre 4, 2015

    […] alla sua secondogenita.Antonella Vi’ e il figlio del silenzio.Una mamma psicoterapeuta e gli stili genitoriali.Il Tecnico risolve problemi di aviazione.Sandra, la malinconia di fine estate e l’amore […]

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