Una gita al Pronto Soccorso

1 Mag

Le amiche della notte

Come in tutte le famiglie con figli, anche per noi è arrivato il momento di fare una visita al Pronto Soccorso. Ieri sera siamo andati a mangiare una pizza con gli amici, per un evento speciale, e a dir la verità l’ultima volta che siamo usciti a cena in un ristorante è circa un anno fa. È stata una serata piacevole, con le persone giuste, spensierata e chiassosa. Mentre una bimba faceva da sola l’intera banda musicale sbattendo piatti, bicchieri e posate, un’altra gironzolava di qua e di là e mia figlia che cercava di intrufolarsi tra le due più grandi, con quel  suo sorrisino forzato di quando cerca di comprare l’altro ed ottenere ciò che vuole.

Come tutti i bambini che si definiscano tali, il livello di sopportazione dello stare seduti, distratti attraverso mille escamotage, è durato almeno il tanto di farci consumare i pasti. Una volta superato quello, si sono volute alzare per giocare con i palloncini. Ovviamente il sonno veniva combattuto dal tentativo di rimanere all’erta per non perdere alcuna novità o occasione di gioco. In tutto ciò, tra risate, salti e corse, mia figlia si è abbassata per acchiappare il palloncino ed ha perso l’equilibrio, dando un “bacio” con la fronte alle piastrelle di terracotta dell’esterno. Probabilmente si è spaventata e probabilmente ha sentito dolore, così ha pianto talmente sommessamente e con singhiozzo, che ha fatto un regalino al suo papà imbrattandosi, tutti e due insieme appassionatamente, di tutta la cena appena fatta. In tutto ciò io mi godevo due chiacchiere con le amiche e il che è durato poco (mi sembrava strano). Un bel bernoccolo è spuntato dalla sua fronte e intanto dava segni di sonno (effettivamente eravamo fuori orario massimo per la sua solita nanna). Non mi sono preoccupata tanto, ma ricordavo che l’addizione colpo in testa+vomito=cosa no buona. Sollecitati da alcuni amici e dal papà che intanto aveva acquisito un color bianco cencio in faccia (eroso dai sensi di colpa, come se la bambina non potesse farsi male comunque anche in mia presenza), siamo andati al Pronto Soccorso Pediatrico dell’Umberto I.

Durante il tragitto cercavo di tenere sveglia la bambina, ma dopo due curve si è addormentata e io ci ho rinunciato (in fondo ero convinta che si trattasse del suo normale sonno). Abbiamo trovato traffico per entrare in Tangenziale (come al solito i lavori vengono fatti quando qualcuno ha un’urgenza, quindi sempre) e vedevo il papà che si agitava sempre di più, prendendosela con i lavori stradali, con il sindaco, con i consiglieri, assessori, con tutti coloro che potevano avere la colpa di averci fatto tardare di 30’ la gita in Ospedale.

Quando siamo arrivati all’ingresso, abbiamo chiesto informazioni per arrivare al PS Pediatrico e anche dentro alla “città” del Policlinico ci siamo persi, recuperando poi la strada dietro la scorta di un infermiere che ci ha portati praticamente lì davanti. Appena entro vedo circa 20 bambini con rispettivi genitori che aspettavano e mi sono detta “La notte sarà moooolto lunga per noi”, ma quando abbiamo chiesto informazioni ci hanno dirottato al Pronto Soccorso Generale perché i traumi vengono gestiti lì. Avrei sbuffato davanti all’infermiera dell’accoglienza, ma mi sono tenuta lucida per lei che stava solo facendo il suo mestiere. Riprendi la macchina e riprendi la strada al contrario. Praticamente dovevamo tornare al punto di partenza, semplice a dirsi, ma non a farsi, infatti ci siamo persi nuovamente, salvo richiedere informazioni. E fu così che arrivammo a destinazione.

Di quel posto non avevo certamente dei bei ricordi e la folata di alcuni odori era inconfondibile. C’era tanta gente e per fortuna nessuno sembrava da bollino rosso. Abbiamo chiesto alla prima Dottoressa che si è messa a disposizione e mi sono veramente sorpresa per la sua gentilezza, non solo con noi che avevamo la bambina (si sa che i piccoli riescono a sollecitare un sorriso molto più facilmente degli adulti). Ci ha fatti aspettare pochissimo, proprio perché i bambini hanno la precedenza. Fatto il triage, ci hanno portati in una stanza dove la cucciola è stata visitata da un’altra dottoressa, anche lei molto gentile (anche la seconda gentile, mi sembra di  non stare in un ospedale pubblico, quasi non ci credevo). Ci ha rassicurati, la bambina non aveva niente e il vomito era legato al pianto. In ogni caso, abbiamo fatto bene a portarla per sicurezza. Ci ha spiegato un po’ di cose sul trauma cranico, cioè la conseguenza che potrebbe derivare da colpi e cadute che riguardino la testa. Vorrei condividere proprio questo perché credo che possa servire a qualsiasi genitore.

Dopo la caduta o il colpo, bisogna tenere il bambino sotto osservazione per 72 ore (tenendoci larghi) e fare attenzione ai suoi normali ritmi. In sintesi, va visto se il bambino svolge le sue regolari attività come faceva prima della caduta. In particolare bisogna stare attenti se dopo il trauma compaiono sintomi quali:

  • Vomito;
  • Confusione (senso di stordimento);
  • Tendenza ad addormentarsi durante il giorno;
  • Difficoltà a svegliarsi durante la notte e per questo vanno controllati per vedere se rispondono agli stimoli esterni (es. cercare di smuoverli), ogni 1-2 ore;
  • Mancanza di forza;
  • Problemi a parlare o camminare;
  • Convulsioni;
  • Disturbi del movimento, del linguaggio, della vista, dell’udito, dell’equilibrio.

Ovviamente con la comparsa di questi sintomi a seguito della caduta, bisogna andare al Dipartimento di Emergenza dell’Ospedale.

Quando siamo andati via da lì, mi sentivo una libellula presa da un enorme senso di leggerezza, perché vuoi o non vuoi, nonostante mi consideri una madre alle volte troppo poco ansiosa, un pensiero preoccupato l’ho avuto anche io. Mentre la bambina dormiva beata, noi commentavamo la “gita” cercando di guardare solo al risvolto positivo della vicenda. Tutto sommato, il buono che prendiamo per noi è che:

  • Abbiamo visto dove si trova il P.S. Pediatrico in avanscoperta, se dovesse mai servire;
  • Abbiamo appreso che al Policlinico Umberto I di Roma, per i traumi si va direttamente al P.S. Centrale;
  • Abbiamo avuto la fortuna di incontrare persone che fanno il loro mestiere con passione (grazie alle due Dottoresse di cui non conosco il nome, ahimè);
  • Abbiamo capito come dobbiamo comportarci di fronte agli incidenti che immancabilmente potranno capitare alla cucciola;
  • Abbiamo fatto un giro panoramico al Policlinico (che è un vero e proprio quartiere);
  • Abbiamo constatato che non c’è una colpa di nessuno in tutto ciò (anche se la tentazione di prendermela con il papà è stata forte);
  • Abbiamo confermato il fatto che niente è prevedibile e controllabile e per questo è inutile cercare di proteggere esageratamente i nostri figli da ciò che può capitare;
  • Abbiamo toccato con mano la forza energetica di un bernoccolo: sia per noi che ci siamo movimentati per portare la cucciola al P.S:, sia per la cucciola che oggi sembra un vulcano in eruzione.

A proposito di quest’ultimo punto, ma non è che è uno dei sintomi del trauma e nessuno ce lo ha detto? ;D

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4 Risposte to “Una gita al Pronto Soccorso”

  1. Ida G. maggio 1, 2013 a 9:28 pm #

    Quando ho letto il titolo mi sono spaventata!! Per fortuna é stata veramente solo una gita…devo passare a dare un bacino alla bernoccoluta 😉

    • Giuseppina Mura maggio 1, 2013 a 9:40 pm #

      É stato un vero tour…in realtà tutta una messa in scena per farle esplorare nuovi ambienti e provare la guida veloce del papà. La bernoccoluta ti aspetta come sempre…non dimeticare borsa e cellulare 😀

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