Una mamma felice (parte I)

25 Mar

GeishaQuante volte ci siamo chieste che cosa dobbiamo fare per allevare un bambino felice e quante cose abbiamo letto a riguardo? Mi sono quasi convinta che la felicità sia qualcosa di raggiungibile seguendo una scala ben precisa. Direi che la felicità è uno dei più grandi doni che un genitore vorrebbe fare ai propri figli, come se fosse possibile reificarla e regalarla materialmente dentro una scatola con una grande coccarda a pois.

In realtà la felicità è un processo che si costituisce in-itinere, è un’emozione, ma possiamo considerarla anche una competenza, qualcosa da acquisire passo dopo passo. Per quanto ci affatichiamo nel dare suggerimenti, rinforzi, fare auguri, per quanto cerchiamo di attenerci ad alcuni principi educativi per noi indiscutibili, sono sempre i figli a decidere della loro vita come noi facciamo per la nostra e questo diventa palese di fronte alla loro prima protesta o al primo no che esce da quella boccuccia da cui spuntano pochi dentini solo accennati.

È proprio vero che non possiamo controllare tutto ed ancora più vero che non possiamo pilotare le emozioni altrui. L’unica cosa che possiamo fare è agire su noi stessi ed è per questo che preferisco spostare il focus dell’attenzione.

Uno dei fattori protettivi per il benessere psico-fisico dei bambini è la serenità dei genitori, il loro grado di soddisfazione nel fare quello che fanno, il raggiungimento della loro felicità. Molti studi dimostrano che le emozioni all’interno di uno stesso gruppo, in questo caso la famiglia, tendono ad uniformarsi (alcune vengono accettate e promosse, altre vengono proibite e cancellate). Questo significa che se la vicinanza favorisce l’allineamento su un piano emotivo, i genitori felici favoriranno la felicità in tutti i componenti della famiglia. Per questo è necessario prendersi cura di sé, per prendersi cura dei propri figli.

Per quanto i decaloghi possano costituire una struttura “protettiva” per molti genitori, attenervisi alla lettera è qualcosa di dannoso, in quanto non rispetta la nostra singolarità (è possibile che uno si ritrovi esattamente ed indistintamente in tutti i punti?). Ad ogni modo, di seguito provo a proporvi un decalogo con 11 punti (non so come si dice), come serie di stimoli che possono aiutare una madre a sentirsi più felice.

  1. Ridimensiona le tue aspettative. Sembra impossibile andare piano per una mamma che deve occuparsi di casa, figli e lavoro, eppure si può andare con calma ponendosi degli obiettivi facilmente raggiungibili e ridimensionando le proprie aspettative su sé stessi e sugli altri. Piuttosto che pretendere la perfezione nelle cose che facciamo (una casa sempre pulita e ordinata, pietanze prelibate con alimenti di prima scelta e preparate in casa, bambini sempre “lindi e pinti”) e raccogliere tutta una serie di insuccessi, sarebbe ottimale prospettarsi degli obiettivi a portata di mamma. A questo punto potrei chiedermi: “Come faccio a rendermi conto se le mie aspettative sono troppo elevate e non è un alibi per non fare la brava madre?”. Se di fronte ad un imprevisto reagisco sentendomi in colpa per non essere riuscita a portare avanti la tabella di marcia per intero, se tendo a colpevolizzarmi e a criticarmi duramente per non aver spuntato tutti i punti dell’elenco delle cose da fare, significa che certamente pretendo troppo da me stessa e che ho delle aspettative irrealistiche rispetto a ciò che una madre può fare. Ridimensionare gli obiettivi può aiutarci anche a coltivare la fiducia in noi stesse, mentre continue frustrazioni conseguenti ad aspettative irrealistiche, non fanno altro che minare la fiducia ed aumentare il senso di frustrazione, alimentando un circolo vizioso di malcontento che genera ulteriore infelicità. Confrontarci con le altre mamme per fare a gara per chi è migliore è deleterio per il proprio benessere personale, mentre sarebbe d’aiuto confrontarci in maniera autentica con le altre mamme, per scoprire che siamo tutte nella stessa barca. È importante, in questa direzione, stabilire degli standard personali di riferimento e non prendere come nostri, standard altrui (per alcune mamme è importante tenere la casa perfettamente in ordine, mentre ritengono meno prioritario lasciare che i figli giochino liberamente in casa mettendo a soqquadro la loro cameretta; per altre mamme è essenziale giocare con i propri bambini, mentre trascurano l’arte culinaria). Per essere una mamma felice è utile ridimensionare anche le aspettative sugli altri. Quante volte vi siete fatte il sangue amaro perché pensavate che il vostro marito/compagno avrebbe pensato in tutto e per tutto ai bambini per un pomeriggio intero, mentre voi dovevate uscire per un impegno immancabile? Invece siete tornate a casa e avete trovato tutto sotto-sopra, i bambini completamente imbrattati e la cena ancora da preparare. Piuttosto che aspettarci qualcosa da lui, promuoviamo un sano esame della realtà e impariamo da lui (la nostra spesso è tutta invidia rispetto al genere maschile che devo ammettere sa bene come semplificarsi la vita). Tutto sommato, il trucco per essere una madre sufficientemente buona è quello di porsi degli obiettivi sufficientemente buoni. La perfezione appartiene ad altri mondi.
  2. Ridistribuisci energie e tempo. In questo caso, diventa centrale stabilire: PRIORITÀ (individuare le priorità del momento e focalizzarsi su queste: anche se vorrei incoraggiare tutti gli interessi possibili di mio figlio, devo tener conto della mia disponibilità di energie e della tasca! Per questo mia figlia non va ancora al corso di nuoto, non ce la posso fare!); PONDERAZIONE (ridimensionare il modo di affrontare le cose: di fronte ad un imprevisto, posso chiedermi che cosa potrebbe capitare di così grave e se c’è qualcosa di positivo da imparare. Es. dimentico di mettere il cambio nella sacca dell’asilo. Piuttosto che criticarmi dicendomi che sono una mamma trascurante, posso pensare che nella peggiore delle ipotesi mia figlia rimarrà con una grande pataccona sulla maglietta per tutto il pomeriggio ed imparare che sono un essere umano soggetto ad amnesie momentanee); PROBABILITÀ (posso sperare all’infinito che tutti i miei desideri si avverino, ma non devo dimenticare che la probabilità che si avverino tutti è molto molto bassa. È importante perciò distinguere tra ciò che può succedere e ciò che è probabile).
  3. Semplifica il più possibile. Alle volte capita di disperdere energie senza una valida motivazione. Ogni volta che ti scontri con qualcosa di troppo faticoso, pensa a quale sia il modo per semplificarti la vita. Per esempio, se vuoi evitare che tuo figlio mangi le merendine e pensi di voler preparare tutti i giorni dolci freschi e genuini, pensa alla pratica alternativa di fargli mangiare della frutta oppure di comprare un buon ciambellone nel forno sotto casa. Oppure, se vuoi invitare a cena degli amici, ma sai che preparare equivale a compiere le gesta epiche di Ulisse, proponi una pizzata, dopotutto la cosa più importante è stare bene insieme.
  4. Fidati del tuo istinto. Fare la mamma sembra essere diventato qualcosa di prestazionale, una corsa a chi fa meglio e a chi sa di più. Mille libri da leggere, blog (compreso questo ;D), siti di consigli mammeschi, opinioni parenti e amici, insomma un marasma di informazioni. Ad andare dietro a tutto si potrebbe diventare più che mamme esperte, mamme dissociate. Per questo motivo, nel dubbio di fronte ad una difficoltà, si può scegliere di consultare un libro, dare un’occhiata qua e là su internet (attenzione a non confondere pensieri personali per informazioni dalla valenza scientifica), chiedere a qualche mamma, sorella o amica fidata. Dopo aver raccolto varie informazioni, è importante soffermarsi e riflettere su ciò che noi pensiamo a riguardo per capire come muoverci. In poche parole, fidiamoci del nostro ISTINTO MATERNO. Non esistono teorie preconfezionate adattabili indistintamente a tutti i bimbi, perciò se siamo noi le migliori intenditrici di nostro figlio e di noi stesse, possiamo trovare la giusta direzione. Per esempio: decido di smettere di allattare al seno mio figlio (argomento ampiamente dibattuto). Posso informarmi su come fare e raccogliere pareri come: “Levaglielo subito, altrimenti dopo è peggio!”, “Ma no, ha solo 1 anno, è troppo piccolo per togliergli il seno!”, “Il latte non ha più sostanza”, “Bisogna allattare fino ai due anni!”. Probabilmente mi sentirò in conflitto sul da farsi, quindi la domanda più importante è: “Perché voglio smettere si allattare?” (potrei scegliere di interrompere perché credo che sia giusto per il bambino oppure per stanchezza personale o magari rendermi conto che voglio farlo perché me lo ha detto la pediatra o mia cugina) e “Mi sento pronta a farlo?” (fondamentale non iniziare mai un percorso con il bambino se non si è sicure di portarlo avanti, è preferibile rimandare a quando ci si sente più serene). In ogni caso, sentirsi una mamma felice significa anche accettare il fatto che non si possono seguire tutte le direzioni, che è impossibile sapere tutto, che se pure si facesse un errore, i figli cresceranno comunque sufficientemente seguiti. Il segreto sta nel rimanere flessibili di fronte alle varie ipotesi e seguire il proprio istinto materno.
  5. Sii te stessa. Educare, da educere, significa portare fuori, aiutare il bambino ad attuare le sue potenzialità ed inclinazioni. Per educare bisogna ESSERE sé stessi nel vero senso della parola. Per questo sottolineo sempre che il miglior esempio sono i genitori, il modello più pregnante per i propri figli che apprendono per osservazione. Essere sé stesse significa essere autentiche, accettare le conseguenze della gravidanza (per esempio la perdita di neuroni da cui sono stata colpita e mi ha fatto sbagliare volo aereo ;P oppure il cambiamento della forma fisica da anfora a pera), non pretendere troppo facendo confronti con altre che si mostrano e ci sembrano wonder-mumy. Ahimè, dobbiamo ammettere che non possiamo coltivare tutti gli interessi che avevamo prima della maternità! Essere sé stessi significa anche conservare i tratti essenziali della propria personalità (se ho la tendenza ad essere hitleriana nella vita, ci metterò tutta la buona volontà nell’ammorbidirmi con mio figlio, ma potrò anche ridere di me in quegli episodi in cui mi sconvolgo nel trovare una gran confusione di giochi sparsi qua e là nel salone di casa), tutelare quegli aspetti della propria vita essenziali e caratterizzanti (se amo frequentare le amiche, faccio in modo di trovare degli spazi per continuare a farlo nonostante il nuovo assetto). La cosa più importante nell’essere sé stesse è apprezzare il modo in cui sappiamo essere mamme perché ognuna di noi dà sempre il meglio che può!

(…)

(Per non rendervi troppo stanche e felici, ho deciso di pubblicare il resto dei punti in un prossimo post) ;D

 

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3 Risposte to “Una mamma felice (parte I)”

  1. fiorella marzo 25, 2013 a 9:57 pm #

    E’ proprio vero , si devono ridimensionare le priorità, evitare di pretendere da noi stesse e dalla nostra quotidianità una perfezione assoluta. Il primo esempio è la mia fissa per la pulizia, prima che arrivasse Miss Logorrea pulivo ogni giorno, non c’era un granello di polvere neanche a pagarlo oro.Una volta arrivata lei caos totale; e poi ho rivoluzionato tutto, primo perchè volevo concentrarmi su di lei in modo pieno e consapevole e poi perchè siamo in tre e pulire sul pulito è inutile; così prendo un giorno alla settimana e smonto tutto pulisco profumo e sfogo le mie manie, nel resto dei giorni a parte il lavoro e le solite cose quotidiane mi dedico a lei mente e corpo e così facendo quando lei riposa o vuole giocare senza di me posso leggere, deforestarmi ( ahahahahahah ) e rilassare mente e corpo senza la frenesia di chi pretende che tutto sia in ordine quando vengono gli amici.

  2. Adriana marzo 27, 2013 a 4:45 pm #

    Utilissimo, anche se ancora non sono mamma ;-)ma continuando a leggere i tuoi articoli c’è il rischio che diventi sufficientemente brava 🙂
    Io e il mio compagno desideriamo avere un figlio e data la progettualità e il mio mestiere (sono anche io una psicologa)mi sento particolarmente sensibile alle tematiche che affronti.
    Per es. il ridimensionare le aspettative mi riguarda, dati gli standard elevati che ogni tanto tendo ad avere…mi serve, eccome se mi serve riflettere e prepararmi a non deprimermi per mancanza di perfezione!!
    Perciò grazie!

    • Giuseppina Mura aprile 9, 2013 a 6:40 pm #

      Adri mi fa piacere che ti stia allenando all’accettazione dei limiti umani 😀 Penso sempre che se avessimo le stesse aspettative dei bambini, vivremmo tutti meglio. Loro le creano sulla base di eventi che si ripetono concretamente (“Se ho fame e piango, mamma mi darà la pappa”), invece noi adulti ci creiamo delle aspettative sulla base di nostri desideri, che spesso si legano a bisogni non risolti.

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