Quanto mi sono sentita arrabbiata…

12 Mar

Pino e PinucciaRicordo ancora quel giorno. Io seduta di fianco nel sedile della macchina e mio marito che guidava. La bambina era dietro, dormiva beata nella sua navicella. Il suo primo viaggio fuori dall’ospedale. Ero così contenta di portarla a casa eppure sentivo una stretta al cuore, percepivo di essere sola e indifesa. Una forte tristezza e tanta voglia di piangere, senza capirne la vera ragione. I primi giorni a casa sono stati veramente faticosi, mentre la relazione tra me e mia figlia diventava sempre più intima. Alle volte avevo al sensazione che un marziano fosse improvvisamente piombato nella mia vita , per cui mi sarebbe occorso un po’ di tempo prima di capire il “marzianese”. Quando ho iniziato a comprendere che cosa stava succedendo, mi sono rassicurata perché sapevo qualcosa sul Baby-blues e sapevo che presto sarebbe passato tutto, quando i miei ormoni avrebbero ripreso la loro comune regolarità.

Io vorrei sfatare un mito a parer mio falso: la maternità idilliaca, quella che fanno vedere alla televisione, nelle pubblicità, madre e figlio, abbracciati, felici, rilassati. Anche l’allattamento al seno sembra una passeggiata per come te lo descrivono. Invece, secondo me, la verità è proprio un’altra. Diventare mamme è faticoso, rivoluzionario, stressante e solo dopo una anno credo di poter dire fantastico. Inizialmente non c’è niente di esilarante nel non dormire la notte, litigare in continuazione con tuo marito perché siete stressati entrambi dal rivoluzionamento, cambiare pannolini a rotta di collo, allattare a richiesta ogni volta che al bambino va e in qualsiasi luogo tu sia, vedere il tuo fisico trasformato (in peggio ovviamente), notare la differenza con il tuo partner circa le responsabilità sul bambino, ribaltare l’organizzazione della giornata perché a decidere non sei più tu, sentire mille pareri intorno a te rispetto al comportamento più adeguato da adottare con il tuo bambino (sembra che in quanto a genitorialità tutti ne sappiano parecchio, perfino i nonni di genere maschile e di una vecchia generazione).

Se permettete, c’è proprio da sentirsi arrabbiate e non a torto!

 Per tanto tempo mi sono sentita arrabbiata, soprattutto nei primi mesi di vita della bambina. Arrabbiata per l’ingiustizia che sentivo di subire.

Ingiustizia perché uomini e donne non siamo uguali per natura e altrettanto per natura abbiamo un diverso atteggiamento di cura nei confronti dei figli. Così tu ti ritrovi completamente assorbita nel tuo ruolo di mamma, mentre la vita del tuo compagno/marito subisce solo dei piccoli cambiamenti (addirittura così stressanti per lui da non poter reggere i tuoi sfoghi!).

Ingiustizia perché il mondo del lavoro tende ad escluderti o ad accompagnarti ragionevolmente verso l’autoesclusione (i tempi lavorativi spesso non coincidono con i tempi che una madre dovrebbe dedicare al proprio figlio nei primi tre anni della sua vita); in alcuni casi ti costringono a tornare presto a lavoro, in modo tale da sentirti in colpa e con la sensazione di aver “abbandonato” il tuo bambino (in realtà lui starà bene al nido o con una baby-sitter, ma sei tu a non essere pronta per il distacco, perché è troppo presto).

Ingiustizia perché se voglio entrare in un negozio, ma ci sono le scale e non l’ascensore, sono automaticamente costretta a tornare indietro se non voglio addossarmi tutto il peso della carrozzina. Mi è capitato in una libreria e io volevo distrarmi guardando qualche libro da comprare. Come mi sono sentita frustrata!

Ingiustizia perché quando salivo sull’autobus, il passeggino si incastrava sulla portiera e nessuno mi aiutava, anzi l’autista era scocciato perché doveva aspettare che io salissi. Ad una mia amica-mamma, un autista ha perfino detto che non doveva portare il bambino con la carrozzina sull’autobus perché se fosse successo qualcosa, la responsabilità sarebbe stata la sua. Ma l’autista non sapeva che le responsabilità sono sempre delle mamme!

Ingiustizia perché quando passavo con la navicella sul marciapiede ero spesso costretta a fare una gimkana perché lo scivolo era occupato dalle macchine. Adesso capisco ancora di più le persone diversamente abili che si muovono con la carrozzina, ma non capisco perché la polizia municipale non fa il suo dovere di multare.

Ingiustizia perché quando passi sulle strisce pedonali, rischi in continuazione di essere investita insieme a quell’esserino che tenti in tutti i modi di proteggere. e quando qualche anima pia ti fa passare, c’è spesso il furbo di turno che tenta di superare perché pensa che se quello che gli sta davanti si è fermato, lo fa per fargli perdere tempo.

Ingiustizia perché proprio adesso che lei è venuta al mondo, l’Italia sta attraversando una crisi veramente difficile. I nostri bambini sono nati già indebitati e per fortuna non lo sanno!

Ingiustizia perché i costi delle case sono troppo alti e non sono capace di assicurare da subito un rifugio che sia per sempre nostro. Il meglio che possiamo offrire è una camera da letto, da dividere in tre; per adesso non c’è la possibilità di avere uno spazio tutto per lei.

E allora perché non mi sarei dovuta sentire arrabbiata?!

Adesso che è passato un anno, ho ripreso la mia vita in mano e quel sentimento di rancore verso il mondo si sta affievolendo, lo sento in maniera meno viscerale. E lei che mi sorride, la guardo e penso a come è cambiata da quel giorno di rientro dall’ospedale. È così diversa da me…come mai avrei immaginato. Somiglia al suo papà, persino i piedini sono come i suoi. Ha gli occhi grandi e quando mi guarda, mi ci perdo dentro. Aspetta che io risponda ai suoi gesti e dopo fa la sua smorfia, con quelle quattro zappette…mi fa impazzire.

Per questo suo sorriso, il sentirmi arrabbiata si trasforma in un appassionarmi alla vita, per stare con lei per sempre, per proteggerla, per esserci; si trasforma in un tendere al miglioramento come persona per poterle dare il giusto esempio; si trasforma in un voler cambiare le cose che non vanno in maniera attiva e responsabile. Si trasforma in questo blog nato per aiutarmi ed aiutare ad essere un genitore consapevole e presente a me stesso e ai miei figli, quelli di oggi e quelli che verranno.

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4 Risposte to “Quanto mi sono sentita arrabbiata…”

  1. Catia marzo 20, 2013 a 12:05 pm #

    Grazie,
    Queste parole fanno tanto bene al cuore di una mamma che tante volte non sa come si fa a fare la mamma.

    Catia

    • Giuseppina Mura marzo 20, 2013 a 1:20 pm #

      Grazie a te Catia…da un’altra mamma che alle volte non sa come fare la mamma e che ha scritto un blog per questo 😉

  2. Adriana settembre 18, 2013 a 10:56 am #

    E’ rincuorante iniziare a pensare di non dover avere aspettative idilliache sul rientro a casa con una piccola creatura…io alla 22 settimana sono felice e non vedo l’ora, ma ho anche tanta paura e se devo dirla tutta ho paura di sentirmi in colpa per eventuali emozioni spiacevoli che potrei provare….leggendo queste parole mi sento rassicurata..Grazie!

    • unamammapsicoterapeuta settembre 29, 2013 a 4:31 pm #

      Potresti sentirti in colpa o godere a pieno del momento…vivi quello che arriva con serenità e consapevolezza che possono (non per forza) esserci dei momenti down. Un abbraccio mammina

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