Caro papà…

28 Dic

paternitàDa quando è nata mia figlia, non posso fare a meno di pensare che la famiglia è FAMIGLIA perché ha diversi componenti, ognuno con il suo ruolo ed ognuno con la sua importanza. Mi è capitato di lamentarmi, soprattutto nei primi mesi di vita della cucciola, perché mio marito non faceva le stesse cose che facevo io con lei e mi sono sentita rispondere spesso che è un dato di fatto, su cui non posso intervenire perché è così per natura. Devo ammettere che in alcuni momenti me ne sono convinta fortemente.

Negli attimi di lucidità, quando mi fermo a pensare alle mie convinzioni rispetto al modello di famiglia affettiva (non più normativa come era prima), io non ci voglio credere che la natura abbia reso gli uomini incapaci di accudire i propri figli!!! È vero che uomo e donna sono diversi sotto tanti aspetti, ma non è altrettanto vero che ciò che fa una madre per i propri figli, non lo possa fare il padre (a parte gravidanza, parto ed eventuale allattamento al seno). Dove sta scritto che un uomo per natura non sia capace di cambiare pannolini, addormentare un bambino, fargli il bagnetto, fargli le coccole, dargli da mangiare, giocarci? Io non ci voglio credere!!! Non mi voglio arrendere e anche se una differenza permane, tra me e il mio partner, rispetto all’accudimento della bambina, la forbice del divario si chiude sempre di più…

È stata dura fargli capire che mi fido di lui, che le mie richieste di intervento da parte sua nella cura della bimba erano dettate dalla voglia di renderlo partecipe, oltre ad alleggerirmi nella stanchezza, che se non è presente con la bambina sarà un papà a metà…non mi arrendo!!! Io voglio essere interscambiabile con lui, non mi interessa l’esclusività perché è la “nostra” bambina!!! L’abbiamo desiderata in due, è il risultato del nostro Amore, allora perché non dimostrarglielo allo stesso modo?

Continuo a battere il ferro finché è caldo e i risultati ci sono. Queste mattine di vacanza, appena lei si sveglia, lui si alza, la prende dal lettino e la porta nel lettone per le coccoline familiari, poi la porta a fare colazione ed è proprio bello vederli lì, complici, che ridono insieme, mangiano le stesse cose e nello stesso modo. Lui è felice e lei è felice… e io lì che gli dico “Sei proprio bravo con lei”, so che ha bisogno di sentirsi all’altezza, di sentirsi competente come padre e lo è!!! Così lo vedo: gioca con lei, si diverte con lei, la fa addormentare, le dà la pappa…finalmente posso riprendermi i miei spazi di donna e professionista, oltre che mamma…che sollievo!!!

Poi ci sono gli attimi di tensione, quei momenti in cui lui non ha ancora imparato a gestire l’aspetto sociale con il suo essere padre, quando andiamo a cena da amici e lui chiacchiera dimenticandosi di avere una figlia, mentre io mangio sempre a metà perché lei vuole giocare in un ambiente nuovo, oppure quando lei fa la cacca e lui fa finta di non sentire nessun cattivo odore per non fare il lavoro “sporco”, oppure quando gli dico che ho da fare (magari pulire casa) e lui dice che penserà alla bambina, ma poi mi ritrovo lei che corre dietro alla scopa o a tirar fuori le cose dal cassetto come se non ci fosse già abbastanza disordine per casa (da quando è arrivata lei, poche cose sono al proprio posto!), mentre lui è distratto a guardare la TV.

Ecco, qui mi sento fortemente arrabbiata, faccio la moglie strega, quella che non capisce…ed è proprio così, non capisco!!! Alle volte annullo i suoi sforzi, i suoi passi avanti, i suoi tentativi di diventare un padre sufficientemente buono. Scusami, sono una mamma, sono imperfetta e voglio che tu ci sia per noi, voglio che questa esperienza della genitorialità sia un cammino di crescita per entrambi, una strada da percorrere insieme come famiglia, fianco a fianco.

Mi chiedo, perché rinunciare ad essere importanti e centrali per i propri figli? Perché non essere dei padri affettivi? Allora per convincervi, provo ad elencare quali potrebbero essere i benefici per i vostri bambini (U.S. Department of Health and Human Services, 2004):

1. Sullo sviluppo cognitivo:

  • Migliori punteggi nella misura di competenze verbale;
  • Livello di rendimento scolastico superiore;
  • Migliore recupero delle abilità cognitive nei bambini nati pre-termine;
  • Migliori abilità di problem-solving.

2. Sullo sviluppo emozionale:

  • Migliori livelli di autostima;
  • Competenze sociali più elevate;
  • Maggiore autonomia nelle attività di problem-solving;
  • Livelli superiori di benessere e punteggi di depressione inferiori;
  • Livelli maggiori di empatia.

3. Sul comportamento e adattamento psicosociale:

  • Sviluppo precoce di comportamenti presociali;
  • Minori problemi di adattamento scolastico;
  • Minori problemi di condotta e comportamenti criminali (furti, aggressioni, atti vandalici) nei maschi;
  • Ritardo nell’avvio di attività sessuali e nelle femmine rischio meno elevato di gravidanze in età precoce.

E noi mamme che cosa possiamo fare per coinvolgere maggiormente i papà? Potremmo aiutare i nostri mariti/compagni ad acquisire un adeguato livello di informazioni rispetto alle attività di accudimento, soprattutto dei neonati, rispetto ai bisogni psicologici dei bambini. Potremmo aiutarli a costruire un’immagine di paternità che agisce in una direzione di incoraggiamento e sostegno verso i propri figli, piuttosto che agevolare il loro disimpegno e rifiuto delle proprie responsabilità. Potremmo agevolare la riscoperta del proprio essere giocoso e creativo, creando degli spazi di condivisione e di gioco familiare. Infine potremmo fargli leggere questo articolo per stimolarli a rivedere le proprie convinzioni ;D

L’arrivo di un figlio è un momento veramente straordinario, emotivamente coinvolgente, per cui l’esperienza della paternità, come quella della maternità, è una tappa tra le più significative nell’evoluzione psicologica dell’essere umano. Se viene vissuta a pieno, può essere una fonte insostituibile di gratificazioni e apprendimento…perché rinunciarci quindi, caro papà?

Sempre con affetto…Buona riflessione 😉

Riferimenti bibliografici

Andolfi M. (a cura di), Il padre ritrovato. Alla ricerca di nuove prospettive paterne in una prospettiva sistemico-relazionale, Milano, Franco Angeli, 2001.

Argentieri S., Il padre materno: da San Giuseppe ai nuovi mammi, Meltemi, Roma, 1999.

Labbrozzi D., Caro papà: il ruolo del padre nello sviluppo psicologico del bambino, Psicologia Psicoterapia e Salute, 2005, Vol. 11, No. 3, 395 – 432.

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3 Risposte to “Caro papà…”

  1. Elettra settembre 10, 2013 a 9:09 pm #

    Mi sarebbe piaciuto riuscire a fare quello che dici. 1 anno fa e’ iniziato uno dei periodi più’ brutti della mia vita. Ho ripreso a lavorare dopo alcuni mesi di maternità. Alle difficoltà’ “normali” che affronta una mamma che lavora (stanchezza, senso di colpa, bimba che non dorme, allattamento…) si è’ unito un profondo conflitto con il mio compagno sulla gestione di nostra figlia. La bimba si svegliava spesso la notte e mi cercava (ero fuori 8-10 ore al giorno) e lui sosteneva che dovevo lasciarla piangere così alla fine si sarebbe abituata e ci avrebbe lasciato dormire, il suo approccio era duro anche in altri casi. E’ arrivato a chiuderla in una stanza perche’ faceva i capricci. ero sconvolta, Non lo ritenevo giusto e così ho continuato a fare di testa mia. Da li’ discussioni, insulti, e tensioni di cui ha fatto le spese anche la piccola. Dopo alcuni mesi abbiamo iniziato a fare del parent training e le sedute sembravano avere risvolti positivi. Poi lui ha deciso che dovevamo smettere di vedere lo psicologo. È passata l’estate, la bimba e’ cresciuta e tanti problemi si sono risolti da soli. Lui e lei sono più in sintonia ora e lo vedo cambiato. Ma se ripenso al passato provo tanto dolore, come e’ stato possibile trasformare la gioia di una nuova vita in qualcosa di così odioso?

    • unamammapsicoterapeuta settembre 10, 2013 a 9:33 pm #

      Cara Veronica, la tua domanda è legittima! Come può succedere che un momento così bello si trasformi in una fase di crisi? Aldilà delle difficoltà oggettive di alcuni papà, la stanchezza e le ore di sonno perse predispongono ad alti livelli di stress e talvolta di aggressività. Alle volte si litiga per delle minuzie, ma è un modo per scaricare la tensione. Non dimentichiamo poi il fatto che ci ritroviamo a fare i conti con la realtà e con le aspettative di idillio: spesso vediamo immagini e sentiamo espressioni paradisiache riferite alla maternità eppure nella realtà, per quanto possa essere un dono meraviglioso, una nuova vita porta sempre una rivoluzione, uno scompiglio, un disordine, una crisi.
      Mi piace la tua scelta di fare il Parent Training, anche se non è proseguita.
      Ti ringrazio per la tua condivisione.
      Un caro abbraccio

  2. Marianna marzo 16, 2016 a 4:37 pm #

    Anch’io in questo momento sto vivendo molta tensione con il mio compagno…
    Tanta insoddisfazione e malcontento, oltre a critiche e insulti.
    Si rifiuta di cambiare, anche solo di vedere un terapeuta. Lascia a me la decisione di ogni cosa e poi non gli sta bene. Io continuo a fare di testa mia, lo coinvolgo poco e anche mal volentieri. Quando ero a casa in maternità mi occupavo di tutto ma ora che sono rientrata al lavoro, è difficile. Le sue parole feriscono e mi fanno stare male. A lui non interessa nulla. Sono mesi ormai che va avanti così. Il nostro bambino ha quasi 16 mesi e da un anno e mezzo siamo in alto mare. Mi sento tanto sola all’interno di una coppia che è inafettiva e non unita. Io faccio tanto per il nostro bambino e cerco di essere sempre presente, eclissandomi dal resto del mondo quando non sono in ufficio…
    Mi sento profondamente ferita ma, per natura, cercherò di risollevarmi e di uscire dal mio guscio. Lo devo soprattutto a me stessa 🙂

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