Io valgo e sono bravo!!!

11 Dic

di Sara BachmannQuando vedo mia figlia in difficoltà, sento una voglia irrefrenabile di intervenire, di aiutarla: quando vuole prendere qualcosa da un mobile troppo alto per lei e si mette in punta di piedi per acchiappare un qualsiasi oggetto purché lo conquisti, quando cerca di aprire una scatolina e si innervosisce perché vorrebbe che si aprisse subito e magicamente, quando non riesce a levarsi la collana che si è appena infilata tra una gamba e l’altra mentre va in giro con la sua borsettina, quando si arrabbia perché la chiusura lampo del suo beauty fa un po’ di resistenza e lei vorrebbe tirare fuori ogni cosa che c’è al suo interno, quando cerca di riempire il suo cucchiaino, mentre la sto imboccando, e le ricade metà cibo nel piatto. So che non servirebbe a niente sostituirmi a lei e so che non servirebbe a niente rendere tutto facile, le leverei il senso di conquista, quella smorfia fiera e soddisfatta di quando acchiappa le cose dopo tanta fatica, quell’espressione di vittoria quando si gira da me e mi fa vedere che cosa ha fatto. Ho dovuto imparare a stare a guardare, ad essere presente senza per  forza intervenire, rispettando i suoi tempi e pazientando. Mi fido di lei e mi ritrovo a lodarla spesso, le dico “Brava” anche quando, a pensarci bene, non ce n’è bisogno (es. quando si avvicina semplicemente portandomi un suo giochino). Mi sono chiesta che senso avesse per me lodarla in continuazione, mettendo così da parte quella mia spontaneità che alle volte mi sembra inopportuna (la abbraccerei e bacerei in continuazione). Ho capito che per me come madre è vitale che lei si senta degna d’amore e sicura di sé. Come posso fare affinché possa aiutarla a sentirsi amata e capace?

Molto spesso si parla di autostima e fiducia di sé in maniera interscambiabile e confusa. In realtà, se pur concetti molto simili, sono diversi nella loro essenza. L’autostima i riferisce al valore che il bambino pensa di avere, all’esperienza di sé stesso e dà un senso di completezza in quanto sente di stare bene solo perché semplicemente esiste (“Mi sento amato per quello che sono”).

La fiducia in sé ha a che fare con l’idea che il bambino ha rispetto al suo “saper fare”, se è abile o maldestro, capace o inefficace (“So che so fare tante cose”).

L’autostima si riferisce quindi ad una qualità esistenziale, mentre la fiducia in sé si riferisce a qualcosa di acquisito. Non sono concetti intercambiabili, ma sono legati tra loro: se un bambino ha una sana autostima, la fiducia in sé non dovrebbe diventare un problema, mentre una buona fiducia in sé stessi non è per forza alla base di una sana autostima.

Faccio un esempio. Se un bambino sente di avere valore come persona, può provare a fare uno sport, magari il calcio, e rendersi conto che non è molto bravo a correre come fanno i compagni. Gli dispiacerà constatare che non corre veloce quanto gli altri, ma si dirà: “Non è uno sport che fa per me”. Un bambino che invece ha una scarsa autostima e tanta fiducia in sé stesso, perché è capace di svolgere bene diversi compiti, di fronte alla stessa situazione, potrebbe vivere la sua “lentezza” nel correre, come un fallimento totale di lui come persona e dirsi “Non sono capace di fare niente!”.

Una scarsa fiducia di sé è un problema pedagogico ed è risolvibile con l’aiuto di un riscontro oggettivo (es. un bambino dice di non sapersi allacciare le scarpe e scalcia affinché la madre gli allacci le scarpe. La madre potrebbe insistere e dire al bambino: “Io sono sicura che tu ce la fai”. Il bambino che si lascerà convincere, allaccerà le sue scarpe e la madre può dire: “Vedi come sei stato bravo? Lo sai fare!”, per rinforzarlo, e questo dato di realtà lo aiuterebbe ad acquisire fiducia nelle proprie capacità). In altre parole, la fiducia in sé aumenta con la qualità dei risultati che si ottengono.

Ben diverso è il discorso sull’autostima, in quanto la sua mancanza è un problema di tipo psicologico.

È importante soffermarsi su questa distinzione, per non cadere nell’illusione, come genitore, che basti aumentare la fiducia in sé del bambino per aumentare automaticamente anche la sua autostima. Lodare spesso il bambino, evidenziargli le sue capacità, magari dicendogli quanto è bravo ed efficace (al momento giusto), può aiutarlo a sapere che cosa è capace di fare, ma ciò non significa che lo aiutiamo a conoscersi nelle sue qualità e quindi a sapere chi è veramente. Per questo motivo, è bene incoraggiare i propri figli a raggiungere un obiettivo, ma è ancor più importante sostenerli nel sentirsi bene con sé stessi.

Per avere stima di sé, il bambino ha bisogno di: essere “visto”, essere apprezzato per come è ed essere aiutato a capire i propri processi interni (emozioni, bisogni, pensieri).

In specifico, l’autostima viene alimentata da due esperienze importanti: quando una persona per noi importante ci vede per come siamo e quando sentiamo di essere apprezzati per quello che siamo. Inoltre, in questa direzione è necessario che queste esperienze vengano vissute dal bambino attraverso l’uso di un linguaggio personale da parte dei genitori (su questo mi soffermerò in un altro post). Questo significa che noi come adulti ci prendiamo la responsabilità di manifestare, in prima persona, apertamente e genuinamente quello che sentiamo rispetto ai nostri figli (es. “Io sento che…”, “Io ti voglio bene”, “Io mi sento felice”). I bambini devono essere messi nelle condizioni di capire e recepire il nostro amore.

Faccio un esempio. Un bambino fa un disegno per la mamma che è a lavoro e quando lei arriva, gli corre incontro saltellando e sorridendo. La mamma, quando lo vede, gli dice “Che bel disegno! Sei proprio bravo a disegnare”, ponendo così l’accento sul fare. Il bambino sarà contento per il complimento, ma sentirà che gli manca qualcosa. In alternativa, la madre potrebbe abbracciarlo (riconoscimento) e dirgli: “Mi sento emozionata che hai fatto questo per me (esprime lo stato emotivo del genitore)! Non vedevi l’ora che io tornassi da lavoro (aiuta il bambino ad esprimere il proprio stato emotivo)”, usando un linguaggio personale che il bambino imparerà a sua volta per esprimere i propri sentimenti, pensieri, bisogni.

Altro esempio. Una bambina mangia la pappa che la mamma le sta imboccando. Ad un certo punto, non vuole più mangiare e la mamma insiste. La bambina gira la faccia più volte e la mamma persevera, fino a che la bambina non rinuncia e continua a mangiare, pur non avendo fame. La madre, nel perseguire il suo obiettivo che era quello di far svuotare il piatto alla bambina per sentirsi tranquilla, ha sprecato un’occasione per aiutare la figlia ad entrare in contatto con i propri bisogni (senso di sazietà) e ad esprimerli (“Non ho più fame”). Sarebbe stato preferibile dire: “Vedo che non hai più fame”, in modo che la bambina impari in seguito ad esprimere attraverso il linguaggio verbale ciò che sta sentendo, per cui quando si sentirà sazia, dirà: “Non ho più fame”, senza spingere via il piatto o dire a malo modo “Non mi piace”, “Non lo voglio” oppure ignorare il senso di sazietà e continuare a mangiare.

Noi genitori abbiamo bisogno di vedere le cose come stanno, di guardare i nostri figli per quello che sono. Nel momento in cui vediamo la realtà in maniera distorta dai nostri pregiudizi (es. “Se insisto le verrà di nuovo fame”; “Non vuole mangiare perché è distratta”; “I bambini che mangiano tanto sono bambini sani”), dai nostri stati emotivi non riconosciuti (es. sentirsi in colpa o inadeguata come madre, se il bambino non finisce tutto quello che ha nel piatto), dalla nostra storia (“I miei genitori mi mettevano in punizione se non finivo di mangiare tutto eppure io sono cresciuta senza problemi”), dal nostro egoismo (“Poiché voglio stare tranquilla e comando io, la bambina deve terminare tutta la portata!”), stiamo rinunciando ad esprimere l’amore che proviamo sinceramente e incondizionatamente per i nostri figli.

Questo succede più spesso davanti ad una frustrazione o difficoltà di nostro figlio e così, proprio quando ha bisogno di essere visto per come è, è probabile che venga criticato e giudicato. Questo non significa che il bambino non possa essere criticato e nemmeno che vada sempre elogiato per accrescere la propria autostima. Il pericolo di amare i propri figli utilizzando la lode o la critica è quello di avere delle conseguenze a lungo termine sulla personalità: concentrandosi sulla lode o sulla critica, il bambino diventerà un adulto dipendente dall’esterno ed incapace di darsi un valore da sé in quanto essere umano e passerà una vita a dimostrare di essere capace e a cercare la benevolenza degli altri, comportandosi come lui si aspetta che gli altri vogliano.

L’autostima, invece, si alimenta attraverso il “riconoscimento” ed il riconoscimento passa attraverso l’uso del linguaggio personale. I bambini sentono di avere valore di per sé, nella misura in cui percepiscono di avere un valore nella nostra vita di genitori. Tanto più gli permettiamo di dare a noi, tanto più aumenta la loro autostima.

Noi ci emozioniamo in continuazione di fronte alle loro attenzioni, i loro sorrisi, curiosità, interessi, apprendimenti nuovi, sorprese. Ma la cosa più importante che ci danno i nostri figli è che ci obbligano a metterci davanti ad uno specchio, a guardarci dentro e riflettere sui nostri comportamenti come genitori, e allora, quale migliore occasione di crescita per noi può presentarsi nella nostra vita, se non nel nostro percorso della genitorialità?

Io per primo, come genitore, penso di avere una sana autostima e fiducia in me stesso? Mi sento capace, ma poi vacillo al primo “segnale di fumo”? Credo di essere un fallimento nel mio ruolo? Sono convinto di quello che faccio e non mi metto in discussione? Esprimo genuinamente i miei bisogni, emozioni e pensieri? Riflettere su questi punti potrebbe aiutarci a capire in che direzione stiamo andando con i nostri bambini.

Buona riflessione 😀

Riferimenti bibliografici

Bollea G., Genitori grandi maestri di felicità, Feltrinelli, Milano, 2005.

Juul J., Il bambino è competente. Valori e conoscenze in famiglia, Feltrinelli, Milano, 1995.

Rizzi L., Fate i bravi (0-3 anni), Rizzoli, Milano, 2009.

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4 Risposte to “Io valgo e sono bravo!!!”

  1. genitorisempre agosto 7, 2013 a 11:12 pm #

    Lessi qualche anno fa: “come crescere un bambino ottimista” di Martin Seligman. Direi che questo post è un ottimo riassunto.

    • unamammapsicoterapeuta agosto 8, 2013 a 10:28 am #

      Questo libro mi manca, io ho preso spunto da tutto ciò che è fondamento dell’Analisi Transazionale e ormai di tutta l’Infant Research. “Il bambino è competente” di Juul è un pozzo di saggezza, a parer mio. Ti ringrazio per il suggerimento.

  2. genitorisempre agosto 7, 2013 a 11:14 pm #

    L’ha ribloggato su GenitoriSempree ha commentato:
    Qualche anno fa: “come crescere un bambino ottimista” di Martin Seligman. Direi che questo post è un ottimo riassunto.

  3. FedericaFF aprile 10, 2014 a 7:31 am #

    Giusy… questo post è davvero molto bello. Fa riflettere. Invita all’ascolto dei bambini ma soprattutto di noi stessi… l’idea di “amare” l’altro per ciò che è e non per quello che vorremmo che fosse. L’altro e noi stessi. Grazie!!!

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