“Io ti vedo”: le carezze.

26 Nov

particolareChi ha visto il film Avatar, sarà rimasto certamente colpito dalla frase “Io ti vedo” che Neytiri pronuncia a Jake. Questa frase esprime qualcosa che va oltre il semplice amare l’altra persona, si tratta di un concetto ancora più profondo che rimanda al vedere e riconoscere l’esistenza dell’altro come essere umano, nella sua unicità. Più semplicemente vedere l’altro per quello che è ed amarlo in maniera incondizionata per come è.

Questo amore incondizionato dovrebbe essere naturale ed innato verso i figli e proprio i figli fanno di tutto per ESSERE VISTI dalle figure di attaccamento .

Tra i vari bisogni del bambino, infatti, c’è quello di ottenere “carezze”. Le carezze procurano stimolazioni e per questo sono indispensabili per la vita umana , alla stregua di altri bisogni quali il cibo, l’acqua. Da alcune ricerche, emerge che i bambini deprivati di stimoli emotivi e sensoriali tendono ad un’apatia che li predispone a malattie e stati degenerativi (Spitz, 1945). È per questo che i bambini preferiscono dei riconoscimenti negativi ad un’assenza totale di riconoscimento.

Noi siamo abituati a concepire come carezze solo le coccole, connotate da un contatto fisico, ma se per carezze si intende qualsiasi comportamento che implica il riconoscimento della presenza dell’altro, possiamo distinguerle in vari tipi:

  • Carezze Esterne: sono quelle che provengono da un’altra persona. Inizialmente il bambino riconosce come carezza il contatto fisico con la madre, per poi passare a riconoscere come tale anche un suo sorriso, un gesto, una parola. Con il tempo, il bisogno di stimolazione fisica si trasforma in bisogno di essere riconosciuto come persona, prima dai membri della famiglia, più tardi anche da chi gravita intorno al nucleo familiare (es. nonni, zii, maestri). In questo modo anche il “bravo” detto dalla maestra dell’asilo è una carezza per il bambino.
  • Carezze Interne: si tratta di quei modi solitari e interiori che la persona utilizza per soddisfare la “fame  di stimoli” e che le permettono di rilassarsi e di stare lontano da situazioni avvertite come pericolose. Per il bambino si tratta di una stimolazione sensoriale che può utilizzare inizialmente con la madre e riproporsi poi in seguito, quando sarà in grado di farlo da solo: ascoltare della musica (es. il carillon, la ninna nanna), guardare dei colori in movimento (es. il proiettore di immagini, un giochino colorato, un libretto), toccare una superficie (es. la copertina, un orsacchiotto), sentire un buon profumo (es. l’odore della propria copertina), mangiare un buon cibo.
  • Carezze Positive: sono quelle che trasmettono un messaggio “Io sono OK” e chi le riceve si sente bene. Tendono ad incoraggiare la crescita e a favorire la stima di sé stessi (Es. “Sei stato proprio bravo!”, “Hai fatto un buon lavoro”).
  • Carezze Negative:trasmettono il messaggio “Io non sono OK” e fanno male. Si tratta di una critica al bambino (es. dirgli “Sei un bambino cattivo”, “Ti sei comportato male”);
  • Carezze Filtrate: sono carezze distorte che tendono a svalutare l’altro. In genere si tratta di un doppio messaggio: a livello verbale si dice una cosa, mentre a livello non verbale se ne trasmette un’altra. È sicuro che il bambino acchiappa prima il messaggio non verbale, per poi confondersi con ciò che viene affermato (es. dire: “Come sei stato bravo a fare questo disegno” e subito dopo buttarlo nella spazzatura davanti a lui);
  • Carezze Incondizionate: sono rivolte all’essere. Si tratta di carezze che si riferiscono a caratteristiche naturali del bambino e vengono vissute in maniera molto intensa. Possono essere positive (es. “Mi piace stare con te”, “Sei un amore”, “Ti amo”) e dare una sensazione di benessere proprio perché rivolte alla persona così come è; possono essere negative (es. “Vattene!”, “Non mi piaci”, “Perché hai il naso così brutto?”) e portare ad un utilizzo distruttivo in seguito;
  • Carezze Condizionate: sono rivolte al fare. Anche queste possono essere positive (“Hai fatto proprio un bel disegno oggi”, “Grazie per avermi aiutato”, “Mi piace quando mi ascolti”) e negative (“Non mi piace quando urli”, “Non sono contento quando mi interrompi mentre parlo”). Vengono usate per influenzare il comportamento di altre persone e, se usate in maniera appropriata, costituiscono uno strumento potente per insegnare ai bambini comportamenti sani ed adeguati.

Poiché le carezze sono necessarie per la sopravvivenza, una persona farà il possibile per ottenere le carezze di cui ha bisogno (un bambino abituato ad essere continuamente biasimato dai propri genitori, quando andrà a scuola, probabilmente si comporterà in modo tale da venire biasimato anche dalla maestra, pur di essere riconosciuto).

Ogni carezza ha un certo livello di stimolazione e quelle negative sembrano essere le più potenti . Urlare quando ci si sente arrabbiati ha un impatto più forte sul bambino rispetto ad un gesto di dimostrazione d’amore, e questo perché, per natura, il nostro istinto di sopravvivenza ci prepara a reagire più prontamente a situazioni di pericolo, rispetto ad una condizione di quiete.

La fonte delle carezze è un altro fattore da considerare: quelle elargite dai familiari hanno un impatto di gran lunga maggiore rispetto a quelle date da persone affettivamente meno importanti per il bambino.

I metodi educativi genitoriali, infatti, hanno una fondamentale influenza sul modo con cui vengono inviati alcuni messaggi, compresi quelli che riguardano la possibilità di soddisfare le proprie esigenze, tra cui il bisogno di carezze. Questo significa che i bambini si abituano ad un certo tipo di carezze permesse in famiglia (sia positive che negative) e si “costruiscono” un filtro che utilizzeranno poi da adulti per avallare convinzioni personali su di sé, sull’altro e sul mondo. Un bambino abituato a ricevere carezze negative, da grande tenderà a dare importanza solo alle critiche in quanto gli danno la possibilità di percepirsi vivo e riconoscersi, mentre se qualcuno gli farà un complimento, tenderà a svalutarlo e a non dargli importanza. Con il comportamento andrà quindi a ricercare carezze negative che gli confermino un’immagine di sé come persona inadeguata “non Ok”, dell’altro come critico e “non Ok” e del mondo come posto pericoloso.

Per aiutare il bambino a percepirsi come vincente è fondamentale mantenere una posizione di parità nella relazione “Io sono Ok- Tu sei OK”. In una relazione paritaria sono da escludere le carezze negative incondizionate, le più letali per il bambino, perché minano alla base la fiducia in sé stesso e il concetto di sé come persona degna di amore.  Etichettare il bambino come “cattivo” o “bugiardo” o “monello”, non dà una via d’uscita, in quanto la persona non può modificarsi da come è naturalmente, così al bambino non rimane che comportarsi in maniera tale da confermare l’etichetta.

L’essere OK si esprime, invece, attraverso le carezze positive incondizionate, quelle che passano quando si abbraccia il proprio bambino in maniera affettuosa, quando gli diciamo quanto è bello e che è il nostro amore. Il bambino che si considera Ok, inoltre, sarà in grado di accogliere sia  carezze condizionate positive, utilizzandole per aumentare il senso di autostima ed autoefficacia,  sia condizionate negative, che si riferiscono al proprio comportamento e non a lui come essere umano, per cui possono essere utilizzate per modificare il proprio comportamento in una direzione più adeguata alla situazione (es. se un bambino lancia i propri giochi, non serve dirgli “Sei un bambino cattivo”, perché non corrisponde alla verità, ma sarebbe più adeguato dire “Non mi piace che tiri i tuoi giochi perché potrebbero rompersi o fare male a qualcuno”, in quanto è il comportamento ad essere inadeguato).

Il controllo delle carezze, detenuto dai genitori, è il principale mezzo di potere rispetto ai propri figli, spesso utilizzato a livello inconsapevole. Quindi care mamme, riflettete sull’utilizzo che voi fate delle carezze verso i vostri figli e provate a classificarle per capire quali utilizzate.

Ricordatevi che:

  • Attraverso le carezze incondizionate negative, miniamo la fiducia di base del nostro bambino e comprometteremo l’immagine che avrà di sé, dell’altro e del mondo, quindi evitatele!
  • Attraverso le carezze condizionate positive e negative possiamo aiutare i nostri bambini a rinforzare comportamenti positivi ed estinguere quelli negativi, perciò utilizzatele con consapevolezza.
  • Attraverso le carezze incondizionate positive trasmettiamo ai nostri figli il messaggio“IO TI VEDO”, perciò abbondate!

 

Riferimenti bibliografici

Berne E., A che gioco giochiamo, Bompiani, Milano, 1967.

Scilligo P., Analisi Transazionale socio-cognitiva, LAS, Roma, 2009.

Steiner C., The stroke economy, Transactional Analysis Journal, 1, 9-15, 1971.

Stewart I. – V. Joines, L’analisi transazionale. Guida alla psicologia dei rapporti umani, Garzanti, Cernusco, 1987.

Wollams S.-M. Brown, Analisi Transazionale. Psicoterapia della persona e delle relazioni, Cittadella, Assisi, 1985.

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4 Risposte to ““Io ti vedo”: le carezze.”

  1. marianna novembre 26, 2012 a 8:46 pm #

    Ma che bello!!! Grazie!!! 🙂

  2. silvia novembre 27, 2012 a 9:00 pm #

    mi piace pensare che questo messaggio lanciato nell’etere possa raggiungere e toccare delle persone che … si potranno fermare e “guardare” con occhi nuovi…

  3. Adriana dicembre 17, 2012 a 8:00 pm #

    Dopo essermi emozionata moltissimo leggendo l’introduzione al blog, mi sono soffermata a leggere questo interessantissimo articolo. Sono anch’io una psicoterapeuta non ancora mamma e se ancora non ho sperimentato il potere delle carezze con un mio esserino (se non con il micio), posso sicuramente portare l’esperienza della mia pratica clinica: cosa succede quando si cresce con una carenza di carezze positive e incondizionate! Purtroppo una delle conseguenze sembra essere la difficoltà ad usufruire di carezze interne e la totale dipendenza da quelle esterne…ad ogni costo!
    Perciò grazie Giusy per i preziosi consigli e sopratutto grazie per avermi fatto emozionare!

  4. Matteo Stievano febbraio 15, 2017 a 8:45 pm #

    Bellissimo!

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