Il saluto al ciuccio

17 Nov

E così è arrivato il momento di parlare del tanto amato ciuccio o succhiotto, quello che Greta non ha mai voluto nonostante tutta la mia insistenza per farglielo accettare. Durante il corso pre-parto ero stata sollecitata a non proporlo alla bambina durante il suo primo mese di vita, affinché non venisse compromesso l’allattamento al seno. Così, ho aspettato un mese prima di provare. Ci tenevo tanto, volevo offrirle uno strumento per tranquillizzarsi in mia assenza e volevo aiutare me, nei momenti di stanchezza. Mi sono dovuta arrendere all’evidenza: a Greta non piace il ciuccio e per lei è solo un gioco. Quando lo vede ad altri bimbi, si avvicina incuriosita e fa quello che fanno gli adulti: lo sfila dalla bocca del bambino e glielo rimette, per gioco. Adesso ha imparato a dare il ciuccio alla sua scimmietta preferita, almeno tutti i succhiotti comprati non sono stati completamente inutilizzati.

In ogni caso, l’argomento è rimasto di mio interesse e nel cercare di informarmi a riguardo, mi sono ritrovata di fronte ad una controversia definita da due posizioni contrapposte: chi è a favore del ciuccio e chi lo esorcizza. Per semplificare le cose, di seguito riporterò i principali vantaggi e svantaggi che sembrano trovare il maggiore consenso presso la comunità scientifica.

I vantaggi scientificamente confermati sono:

  • non riduce la durata dell’allattamento al seno se dato ai prematuri e ai bambini dopo il 1° mese;
  • diminuisce il rischio di SIDS;
  • aiuta a calmare i bambini quando piangono;
  • aiuta il prematuro nella maturazione neurologica.

I rischi potenziali derivati dall’uso del ciuccio sono:

  • può causare disallineamenti dentali se l’uso viene prolungato oltre;
  • può diminuire la durata dell’allattamento se si da il ciuccio nel 1° mese di vita;
  • aumenta il rischio di otite media specialmente dopo il primo anno di età.

Se ci soffermiamo su una prospettiva di tipo psicologico, il ciuccio riscuote un grande successo e viene accolto con tutto il suo valore.

Esso richiama facilmente la famosa “fase orale”, la prima fase dello sviluppo psicosessuale infantile secondo Freud, che va sommariamente dai 0 ai 18 mesi di vita. Si caratterizza per la predominanza dell’istinto innato della suzione e la modalità fondamentale di relazione con il mondo esterno è di tipo nutritivo (seno materno o biberon), per cui la bocca è l’organo capace di procurare piacere al bambino (attraverso la suzione), aiutandolo, oltre che a nutrirsi, anche a darsi conforto e calmarsi. È facile vedere come i bambini di quest’età tendano a portare ogni cosa alla bocca ed è proprio attraverso essa che loro iniziano ad esplorare e conoscere l’ambiente esterno.

Mettersi le cose in bocca, assaggiarle, quindi, risponde ad un bisogno innato, perciò il ciuccio per i bambini è un ottimo strumento per alleviare qualsiasi malessere, diventando un modo per rassicurarsi in assenza del contatto fisico con la figura materna. Per questo, l’uso del ciuccio dovrebbe essere considerato in maniera positiva, in quanto si tratta di un’attività gratificante per il bambino.

Il ciuccio rappresenta inoltre un oggetto transizionale: aiuta il bambino a staccarsi gradualmente dalla madre per acquisire una maggiore autonomia nel tempo.

Da un punto di vista psicologico, quindi, i vantaggi del ciuccio possono essere:

  • Aiuta il bambino ad addormentarsi da solo;
  • Aiuta il bambino a calmarsi (agevola il rilascio di serotonina)
  • Aiuta il bambino a tollerare maggiormente la momentanea indisponibilità della mamma;
  • Aiuta la mamma a capire se il bambino neonato ha fame veramente (se rifiuta il ciuccio, significa che ha proprio fame);
  • Aiuta la mamma nei momenti di difficoltà nella gestione del bambino;
  • È preferibile all’uso del pollice: crea meno danni al palato e si può tenere maggiormente sotto controllo dell’adulto.

Anche se il ciuccio può essere un valido aiuto per la figura di attaccamento, è centrale che il genitore impari a decifrare i segnali del bambino, per capire quando ha veramente necessità del ciuccio e quando no. Non sarebbe costruttivo offrire il ciuccio indiscriminatamente,  in ogni momento della giornata e per ogni situazione di disagio, per “zittire” il piccolo. In questo modo non gli si permetterebbe di imparare a tollerare la frustrazione del momento e il genitore perderebbe l’occasione per capire il significato della difficoltà che il bambino sta vivendo. L’uso ottimale del ciuccio dovrebbe limitarsi al momento della nanna e a situazioni di particolare disagio per il bambino.

L’utilizzo prolungato del ciuccio, può causare un allungamento della fase orale e diventare un fattore di rischio per un eccessivo attaccamento dell’adulto a comportamenti che coinvolgono l’utilizzo della bocca (es. alcolismo, tabagismo, logorrea, dipendenze alimentari).

Per questo motivo, a mio avviso, il ciuccio andrebbe “salutato” verso i 2 anni, ma non oltre i 3.

Ciò che, a parer mio, è indispensabile in questo passaggio è:

  • La consapevolezza dell’adulto. La consapevolezza del genitore è necessaria per aiutare il bambino a compiere questo grande “viaggio”. La mamma deve chiedersi se è veramente pronta ad accompagnare il proprio bambino al saluto del ciuccio, utilizzando tutti e tre i propri Stati dell’Io. Il Genitore va energizzato per avvicinarsi a delle regole chiare e protettive per sè e il proprio bambino, facendo attenzione al repertorio di slogan e pregiudizi genitoriali imparati dalle proprie figure di attaccamento (es. “Che brutto vedere dei bambini che sanno già camminare e parlare, con il ciuccio in bocca”). Allo Stato dell’Io Adulto spetta il compito di analizzare i dati di realtà inerenti alla situazione, es. l’età del bambino, il proprio tempo a disposizione, il periodo di vita della famiglia. Lo Stato dell’Io Bambino aiuterà ad entrare in contatto con la propria emotività in relazione al cambiamento da affrontare, es. una madre potrebbe contattare la paura di essere abbandonata se non accontenta il bambino. Con i bambini è sempre meglio iniziare qualcosa solo se si è sicuri di portarla a termine. In particolare, se provaste a levare il ciuccio a vostro figlio, per poi cedere quando lo richiede, questo farebbe passare il messaggio al bambino che se insiste, aumentando i capricci e l’intensità del pianto, può ottenere ciò che vuole. Alla seconda prova, quindi, il bambino utilizzerebbe un’escalation di pianto e capriccio, rendendo più complicato il processo.
  • La scelta del periodo giusto. È importante scegliere un periodo tranquillo per il bambino, che non coincida con altri grandi cambiamenti (es. quando si sta levando il pannolino, l’inserimento al nido).
  • La partecipazione attiva del bambino. Sono convinta che, per affrontare questo grande distacco in maniera serena, occorra la partecipazione attiva del bambino: si deve sentire protagonista della scelta di abbandonare un oggetto così importante per sé. Mi è capitato più volte di sentire che alcuni bambini hanno levato il ciuccio senza problemi e dai racconti delle mamme si evince sempre una scelta volontaria del bambino: uno lo ha regalato ai pesciolini, un altro bambino lo ha consegnato al trenino di passaggio (concordato con la mamma), un altro ha visto il ciuccio cadere dalla sua bocca per non ritrovarlo più.
  • La gradualità. Si può aiutare il bambino a staccarsi gradualmente, riducendo inizialmente l’uso solo alla notte (levarlo poi mentre dorme, per associarlo solo all’addormentarsi e non al mantenimento del sonno).
  • Il rinforzo positivo. Si possono utilizzare dei rinforzi positivi, dei piccoli premi ogni volta che il bambino rinuncia al ciuccio durante la giornata. I premi non corrispondono per forza a dei regali materiali, ma possono essere scelti tra le cose più piacevoli per il bambino (es. rimanere qualche minuto in più sull’altalena perché è stato bravo).
  • Il dialogo. Partendo da un presupposto fondamentale di parità nella relazione, la mamma che si sente “OK” sa che il suo bambino è altrettanto “OK” e questo va insieme all'”andare d’accordo con…”. Si può iniziare a parlare con il bambino del modo con cui si vuole staccare dal ciuccio e vedere come risponde alla proposta. In questo invito i genitori ad utilizzare un po’ di creatività, anche perché ogni mamma sa che cosa è più piacevole proporre per il proprio bambino (es. regalarlo ad un bambolotto oppure ad un animale allo zoo, darlo a Babbo Natale, stabilire una data-evento ben precisa).
  • La pazienza del genitore. Potremmo aspettare che il bambino decida di essere ormai grande per il ciuccio, senza stressarlo (es. ripetendo tante volte al giorno: ”Quando leviamo il ciuccio?”) o sottoporlo a critiche (“Un bambino grande come te ancora con il ciuccio!”) che servirebbero ad umiliarlo e ad associare un senso di vergogna al gesto della suzione.

I punti sopra sottolineati, sono le basi che non dovrebbero mancare per rendere il “saluto al ciuccio” un processo di crescita e di cambiamento costruttivo per il bambino in età evolutiva e per il genitore che lo accompagna.

E per chi, in questo momento, sta attraversando o sta decidendo di superare questo passaggio centrale, auguro un sereno e proficuo “Ciao ciuccio!”.

Riferimenti bibliografici

Bagdadi M. P., Dizionario affettivo, Giunti, Prato, 2011.

Berne E., “Ciao”…e poi? La psicologia del destino umano, Bompiani, Milano, 1964.

Ernst F. H., L’OK corral: una griglia per andare d’accordo, Transactional Analysis Journal, 1, 231-240, 1971.

Freud, S. (1905), Tre saggi sulla teoria sessuale. Tr.it. In Opere, vol. 4., Boringhieri, Torino, 1970.

Hogg T., Il linguaggio segreto dei neonati, Mondadori, Milano, 2001.

Rizzi L., Fate i bravi! (0-3 anni), Rizzoli, Milano, 2009.

Siti Internet

http://www.infermieristicapediatrica.it

http://www.evidencebasednursing.it

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5 Risposte to “Il saluto al ciuccio”

  1. Marianna novembre 18, 2012 a 2:45 pm #

    Bell’articolo, secondo me obiettivo e soprattutto motivato e non campato in aria come se ne leggono tanti!
    Avrei alcune domande visto che ci sei… sulla nostra situazione in particolare…. sai che a Matilde stiamo cercando di dare il ciuccio sempre di meno, la notte e per il riposino pomeridiano, ma devo ammettere che ogni tanto “cedo” quando il capriccio è veramente forte (lei il ciuccio non lo chiede MAI, sono io che glielo do perché funziona tipo calmante qualsiasi cosa sia successa…) e quando non riesco a contenerla fisicamente visto il pancione… nell’articolo dici che l’età migliore è intorno ai 2 anni…. ma quella sarà un’età cruciale per Matilde perché corrisponderà con l’arrivo del fratellino… e allora che fare? Toglierlo ora? Ho paura in una regressione quando poi nascerà il fratellino e magari lei lo vedrà col ciuccio… non è un rischio? Oppure aspettare, cercando magari di limitarne il più possibile l’uso? Poi dici di usarlo solo per l’addormentamento e toglierlo poi durante la notte… lei a volte lo perde e neanche se ne accorge invece a volte se si sveglia e non lo trova… tragedia! Ho cercato di spostare il suo attaccamento verso qualche altro oggetto che potesse consolarla ma ad oggi non ho trovato ancora niente a cui lei riesca ad affezionarsi come al manico del suo amato ciuccio… consigli su come fare? Grazie cara!!! Sei bravissima!!!! 🙂

    • Giusy Mura novembre 19, 2012 a 7:20 pm #

      Cara Marianna, ti ringrazio per il bel complimento.
      Per quanto riguarda la situazione della bambina, io scrivo che l’età ottimale per il saluto è a 2 anni e comunque entro il 3° anno di vita (quando nell’interazione madre-bambino si aggiunge il linguaggio verbale) e in seguito aggiungo che una delle cose più importanti è la gradualità. Questo significa che puoi iniziare a parlare con Matilde del saluto al ciuccio verso i due anni e seguirla piano piano. L’arrivo del fratellino non deve accelerare i suoi tempi, con il rischio che si senta troppo pressata e stressata, quindi meglio dopo, che prima. Inoltre, l’arrivo del fratellino potrebbe essere utilizzato a favore del “saluto al ciuccio”, magari dicendo alla bambina che lei è più grande del fratellino (favorendo una differenziazione, dove lei stessa si sente più grande e diversa dal fratello), quindi può iniziare a distaccarsene. Non dimenticare che si tratta di un processo e in quanto tale si svolge nel tempo, quel tempo necessario diverso per ciascun bambino. Sei una mamma attenta e consapevole, capirai quando è arrivato il tempo giusto ;D.

  2. fiore novembre 30, 2012 a 11:03 am #

    Sempre saggia la mia Peppina! Il ciuccio in questa casa ha un suo compito ben preciso e una sua postazione di comando. Emma lo usa solo per dormire, una volta che si sveglia, sia di mattina che nel pomeriggio, lo rimette al suo posto , è la prima cosa che fa e guai se non succede! Quando non ha il ciuccio lei dice che è andato a fare una commissione con il nostro gatto… ahahaha lo lascia libero . Ho provato, per curiosità a chiederle se le andava di dormire senza ciuccio ma la risposta è stata categoricamente No. Comunque la lascio tranquilla perchè non ne è ossessionata e se lo perde durante la notte non si sveglia a cercarlo.Purtroppo ho visto anche altre scene che hanno il ciuccio come protagonista ind iscusso e insostituibile,bambini di 5 anni che usano ancora il ciuccio ma non hanno i denti di davanti perchè consunti, morti e pieni di pus. E quando chiedi alle loro mamme perchè il loro figlio porta ancora il ciuccio a quell’età ti rispondono molto carinamente ” perchè almeno non mi rompe i c ….”. Quindi il ciuccio diventa parte integrante della bocca, la trasforma, la rovina e crea dipendenza. Tutto questo per evitare ” lo sforzo” di compiere un percorso con il proprio figlio !A volte il ciuccio dovrebbero portarlo gli adulti … giusto per non sentire cosa esce dalla loro bocca!

  3. SABRINA aprile 30, 2013 a 7:01 am #

    Ciao Giusy,
    un articolo molto interessante.
    Sapevo già dei due filoni di pensiero completamente opposti riguardo l’utilizzo del ciuccio, ma io (per il mio essere madre che ascolta il proprio istinto, e mi rifaccio a come sono cresciuta io) ho ascoltato poco (per nulla) cosa dicevano gli altri ed ho fatto ciò che ho ritenuto più opportuno perchè era la richiesta del mio topino: gli ho dato il ciuccio!
    Ora non ricordo se era prima o dopo il primo mese di vita, sta di fatto però che è sttao un indispensabile alleato per calmare Riccardo nei momenti in cui era più agitato e, a conseguenza di questo, non riusciva ad addormentarsi.
    Avevo si la paura che fosse satto difficile poi farglielo lasciare, e temevo per i problemi che avrebbe potuto causare ai suoi dentini.
    Ma mentre la seconda paura è svanita da subito visto il tempo minimo di richiesta di Riccardo del ciuccio (lo chiedeva molto raramente e lo teneva giusto il tempo di calmarsi e prender sonno, dopodichè un bello sputo ed addio ciuccio, ci si vede alla prossima!!), la prima paura è durata per otto mesi: il momento in cui (per nostra grande fortuna, e/o forse anche la sua) ha spontaneamente rifiutato il ciuccio dall’oggi al domani!!
    …..Il rischio più grande è stato quello di incorrere in infezioni batteriche varie dal momento che topino ha sempre o solo voluto il suo primo ciuccio, nonostante i tremila diversi e gli altrettanti identici ciucci nuovi propostogli! Ma l’ abbiamo scampata!
    Fortunata come genitore su questo argomento?
    Decisamente si.
    Un caro saluto a tutti ed un affettuoso abbraccio a te, cara Giusy.

    • Giuseppina Mura aprile 30, 2013 a 1:26 pm #

      Cara Sabrina, grazie a te per la condivisione della tua esperienza con topino. Sei stata sicuramente fortunata che l’addio sia avvenuto in maniera del tutto spontanea. Bravo Topino ha scelto una buona via di mezzo!!! Un abbraccio a voi 😀

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